Ma chi sono questi Varechina Loredana?

Utente: varechinaloredana
Nome: Varechina Loredana
LADIES AND GENTLEMEN, THE ICHTHYIC ROCK IS READY!!! The absurd band from Ripatransone (Ap) offers his very personal "ichthyic rock". A line-up who went under many changes. Pain is an enemy for many, but not for them 'cause they know how to turn pain into a form of art. This generation discontent feeds the sound of the VARECHINA, an acoustic and deceptive sound. Varechina Loredana: everything started back in 2001. From the crack within some local bands the Varechina Loredana arised. Blues lovers, forrmer crap punk music makers, bloody messy a la John Zorn, obsessed by sampling and mocking, deeply in love with liturgical chants and processions, cabaret and theatre. It doesn't exist an exact term to describe their music, let's say their secret is to be very badly-matched from the very start. The VL were taking part to various national competitions for emerging bands: third place in ALTRISUONI 2002; Critics Awards and Best Drummer in ACQUAVIVA ROCK 2002 (Ap); Finalists of the competition New Generation in Castelfidardo (An) in 2002; Winners of the Sound Good Festival 2002. In Sotterranea 2003 they won the Award for the Originality, Best Percussionist and Best Keyboarder; Third place in USELESS MACHINE 2003 – S. Maria Goretti in Offida (Ap); Second place in Sound 2004. First place in ALTRISUONI 2004; Semifinalists REGIONE MARCHE Arezzo Wave 2006. Even TG3 Marche with the TV programme Jang Pipol dealt with the Varechina interviewing them widely. From 2006 on, sailing to the Ichthyic Rock and leaving behind any punk influence, they are performing with a brand new line-up. In 2007 their first cd, entitled "Live in Studio", came out. During 2007 VL takes part in a compilation filled by the TG3 (Italian Television) named Iang Pipol with the song "Mc Coy". Right now they are touring all around in Marche. _________________________ L'assurda band del medio_adriatico (Ripatransone,Ascoli Piceno),propone il suo personalissimo "rock ittico". Una formazione che ha subito notevoli mutamenti. La sofferenza è per molti ostile, ma non per noi che abbiamo saputo fare della nostra sofferenza una forma d'arte. Di questo malcontento generazionale vive il suono dei VARECHINA, acustico e fuorviante. Varechina Loredana: tutto accade nel 2001. Dalla spaccatura creatasi da alcuni gruppi locali, nascono i Varechina Loredana. Amanti del blues, ex_punkettari da strapazzo, casinari alla John Zorn, fissati per i campionamenti e gli sberleffi, amanti dei canti liturgici e delle processioni, del cabaret e del teatro. Non abbiamo un termine preciso per definire la nostra musica, diciamo piuttosto che il nostro segreto è stato quello di essere stati male assorti sin dall’inizio. Tra le varie rassegne musicali emergenti nazionali i VL hanno partecipato: Terzo posto ad ALTRISUONI 2002. Premio della Critica e miglior batterista ad AQUAVIVA ROCK 2002 (Ap). Finalisti de il concorso “New Generation” a Castelfidardo (An) nel 2002. Vincitori del Sound Good Festival 2002. A Sotterranea 2003 sono stati vincitori de il Premio per l’Originalità, miglior percussionista, miglior tastierista. Terzo posto a USELESS MACHINE 2003 - S. Maria Goretti di Offida (Ap). Secondo posto al Sound Good Festival 2003. Secondo posto ad ALTRISUONI 2004. Secondo posto a SOTTERRANEA 2004. Primo posto al Sound Good Festival 2004. Anche il TG3 Marche con il programma “JANG PIPOL”, si è occupato dei Varechina intervistandoli lungamente. Semifinalisti REGIONE MARCHE Arezzo Wave 2006. Dal 2006 virando per il Rock Ittico e lasciandosi alle spalle refusi punk,si esibiscono con una nuova formazione. Nel 2007 esce il primo cd dei VL intitolato "Live in Studio".Sempre nello stesso anno,il brano "Mc Coy" è inserito nella compilation Iang Pipol a cura del TG3 Marche;una selezione delle migliori band emergenti della regione.Nel 2008 esce il disco solista di Wallace intitolato "Clamorosamente". I VL hanno suonato e stanno suonando in giro per le Marche.

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Contatore di seghe

mi sono masturbato *loading* volte

domenica, 30 ottobre 2005
Giggi il quarantenne

E' stata una bella festa quella di Giggi a casa sua. Ancora auguroni per i 40 anni !!!

Postato da: varechinaloredana a 21:30 | link | commenti (2) |

Un anno fa ero a DC,cioè Washington. Erano le 23 ora locale e mi stavo sparando un bel cheese burger sotto al Harrington hotel,all'angolo dell'undicesima avenue. Bei momenti.Wallace

Postato da: varechinaloredana a 20:55 | link | commenti (1) |

giovedì, 27 ottobre 2005
Sciaquare i tubi,non fà venire il cancro.

foto tratta da http://www.risateonline.it/

CHE TIPO DI MASTURBAZIONE? 26 Luglio - Sebbene la scienza rottame non sia unica dei nostri tempi, mai come ora essa ha raggiunto splendore e potenza. Ieri la scienza rottame ci diceva che la masturbazione faceva venire i brufoli – con lo stesso spirito, accuratezza ed intento del fumo passivo che “causa” il cancro; oggi invece uno studio dall’Australia ci dice che gli uomini che si masturbano si proteggono dal cancro. Si, lo sperma causa il cancro! Mentre può essere vero che “più si sciacquano i tubi, meno c’è che possa danneggiare le cellule che li ricoprono”, come dice Graham Giles, il capo della ricerca condotta dal Cancer Council Victoria a Melbourne, è altrettanto vero che qui si sta parlando del solito studio-spazzatura basato su interviste – di nuovo, come quelli sul fumo passivo. Il Times of India  , infatti, ci dice il resto della storia: “Il dott. Giles ha ammesso che gli uomini che hanno riempito i questionari potrebbero aver mentito, e non si è sicuri che ciò non abbia alterato i risultati. …“

un sito bellissimo con informazioni veramente stravaganti : http://www.forcesitaly.org/italy/isterismo/ister_2003.htm

Postato da: varechinaloredana a 12:39 | link | commenti |

mercoledì, 26 ottobre 2005

27 Ottobre 2005

40 anni !!!

Ma ti rendi conto quanto è vecchio il Coccia? Auguri !!!

 

Postato da: varechinaloredana a 18:50 | link | commenti (2) |

martedì, 25 ottobre 2005

Ripatransone by night

Postato da: varechinaloredana a 19:02 | link | commenti (1) |

MA STI CAZZI!

Della serie : alla tata non far sapere quant'e bello Fassino rivedere

Gessato grigio con un tocco di fucsia, sorriso timido stampato, il segretario dei Ds incontra la sua tata, Elsa Isnardi, «la signora che stava in casa con noi», come la chiama lui in studio. A quattordici anni, quando lei lasciò la famiglia Fassino per sposarsi, il «bel Pierino» (così lo chiamava Elsa) si era offerto di sposarla lui pur di non lasciarla andar via". (Corriere della Sera _ foto Dagospia)

Emozioni e amarcord nel salotto di Mediaset. Con lui anche Amendola
Fassino dalla De Filippi incontra la sua tata
Il debutto del segretario ds a «C'è posta per te». Dietro la parete trova Elsa, la governante che viveva con la sua famiglia 40 anni fa

ROMA - Piero Fassino affronta la sua prima volta nel varietà con un leggero ritardo sul programma, incedendo un po’ impacciato nello studio flou di Maria De Filippi. A fargli da spalla a «C’è posta per te» (stasera, Canale 5, ore 21), gli hanno messo Claudio Amendola che scalda di più il pubblico di signore agghindate e scatenate, appena scese dai pullman che le hanno portate da Napoli e Cassino per assistere a quattro ore di registrazione.
Gessato grigio con un tocco di fucsia, sorriso timido stampato, il segretario dei Ds incontra la sua tata, Elsa Isnardi, «la signora che stava in casa con noi», come la chiama lui in studio. A quattordici anni, quando lei lasciò la famiglia Fassino per sposarsi, il «bel Pierino» (così lo chiamava Elsa) si era offerto di sposarla lui pur di non lasciarla andar via.
«Trovo che sia un tratto di normalità partecipare a queste trasmissioni, anzi direi di civiltà», spiega Fassino alla fine, dopo aver regalato il suo ultimo libro alla signora e conosciuto il figlio, Piero anche lui, alto e secco quasi come lui. Sarà anche normalità: davanti ad un piatto di insalata russa, ad un tubetto di concentrato di pomodoro, il segretario dei Ds recita, con qualche incertezza, la formazione della Juventus del ’56-’57, racconta che le sue madeleinette non sono altro che le patate fritte «tutte belle aggregate» che gli faceva Elsa e di cui ha nostalgia, ascolta la sua canzone preferita di allora, «Ventiquattromila baci»: pare che Fassino - già in giacca e cravatta a quattordici anni - amasse ascoltarla molleggiandosi sulle gambe.
Il segretario dei Ds tiene bene la parte: stenta a riconoscere Elsa, si concede anche una piccola bugia: «Questo programma l’ho visto parecchie volte». «Non mi riconoscerà - confessa titubante la signora Elsa prima della trasmissione - quando lavoravo da loro ero giovane ed ero magra. Sono quarant’anni che non ci vediamo, anche se Piero mi ha invitato al suo matrimonio». Ed è stato suo figlio, l’altro Piero, a scrivere alla De Filippi per fare una sorpresa alla mamma, dopo tutto questo tempo.
Elsa, emozionata, racconta la piccola storia di corso Mediterraneo, casa Fassino, con papà Eugenio e la sua concessionaria di bombole a gas. «C’era molta sintonia tra di loro - spiegherà il segretario dei Ds - perché lui era un buongustaio e Elsa un’ottima cuoca». E infatti sarà proprio Eugenio Fassino, l’ex partigiano di cui il segretario dei Ds ha raccontato a lungo a Bruno Vespa per il suo prossimo libro, a concederle l’onore di farle da testimone. «Elsa era una della famiglia», si scioglie Fassino: siamo alla ricetta del coniglio.
Tra sorrisi, ricordi e le battute di Claudio Amendola - anche lui chiamato a incontrare la sua tata novantenne - la storia si chiude in modo molto piemontese: Fassino abbraccia la sua Elsa, le dà del lei oggi come quarant’anni fa, vuole vedere meglio la foto del suo papà al matrimonio, mentre Amendola si fa sgridare in calabrese dalla sua Maria, ed esce, come era entrato, in una nuvola di «Claudio-Claudio».
Dopo di loro tocca ad Alex Del Piero, a Michelle Hunziker, le due Veline e a Deavon di Beautiful. Ma Piero Fassino se ne è già andato. È stato il primo politico a raccontare la sua piccola storia nel varietà del sabato di Mediaset: «Non ho avuto timore perché conosco bene Maria». Prima di lui avrebbe potuto esserci Berlusconi, ma aveva declinato l’invito. Fassino è comunque soddisfatto: in fondo è stato per una sera anche lui sullo stesso pouf di velluto azzurro su cui si sono seduti Sofia Loren, Alberto Sordi, Ronaldo, Shevchenko e Maradona. Dei fuoriclasse.
Gianna Fregonara
22 ottobre 2005

Postato da: varechinaloredana a 11:49 | link | commenti (3) |

lunedì, 24 ottobre 2005
La vita del Premier_seconda parte

Il carattere e le passioni

da "Una Storia Italiana"

Chi è veramente il leader di Forza Italia, come vive l’uomo che vuole cambiare il Paese? Abbiamo ripercorso la sua vicenda umana, dall’infanzia milanese al liceo dei Padri Salesiani. E poi, l’università, il lavoro, le sfide e le vittorie. Ma, soprattutto, vi raccontiamo gli affetti, le passioni, le amicizie, gli amori di Silvio Berlusconi

Dal padre Luigi, milanese tutto d’un pezzo, di stampo antico, Silvio acquisisce il senso del dovere, l’amore per il lavoro, la capacità di sacrificio, il rispetto per la parola data. Papà Luigi e mamma Rosa gli trasmettono positività e serenità. Ma l’infanzia del futuro Presidente è segnata dalla guerra. Una tragedia immane che Silvio, come i suoi coetanei, non potrà mai dimenticare. E i ricordi di quel periodo lontano nel tempo lo commuovono ancora oggi: “Facciamo un po’ di conti: sono nato nel 1936 e avevo dunque sei anni quando la guerra entrò, disastrosamente, nella nostra vita quotidiana. Poi arrivò il 1943, la grande crisi, la caduta del fascismo, l’8 settembre, i tedeschi, la paura, i bombardamenti. Mio padre era militare al momento della disfatta. I tedeschi avevano iniziato la caccia al soldato italiano e lui si fece convincere da alcuni suoi amici a riparare con loro in Svizzera. Fece la scelta giusta. Salvò la sua vita e salvò il futuro di tutti noi. Per questa lontananza lui soffrì molto, mia madre soffrì molto. Per me fu uno struggimento devastante, il chiodo fisso dei miei pensieri: papà, il mio papà.
Mia madre si era trovata con due figli piccoli e il peso di due anziani: suo padre e la mamma di mio padre, che manteneva con il proprio lavoro di segretaria alla Pirelli a Milano. Tutti i giorni doveva arrivare in ufficio molto presto, cosa che la costringeva ad alzarsi alle cinque per prendere la corriera che la portava a Lomazzo, dove trovava il treno delle Ferrovie Nord per Piazzale Cadorna, a Milano. Da lì a piedi fino alla Pirelli. Alla sera, cammino inverso, nel buio. La sua vita era così: ogni giorno avanti e indietro su quella strada, prima con la mia sorellina nella pancia, e poi di fretta alla sera per tornare ad allattarla. E con un ricordo indimenticabile. Quello di vedersi un mitra piantato sul petto e la quasi certezza di lasciarci la pelle. Accadde quando in treno impedì ad un uffuciale delle SS di portar via una signora ebrea destinata al campo di sterminio. Tutti erano paralizzati dalla paura, ma non mia madre. Afferrò per il bavero l’ufficiale tedesco e si mise a gridare: «Vai via, dì che non l’hai trovata e vattene di qui». Il tedesco incredulo le dette uno spintone facendola cadere e le puntò addosso il fucile: «Zitta tu, o ti ammazzo». Ma lei ebbe il fegato di continuare: «Guardati in giro: se mi spari, tu da questa carrozza non scendi vivo». Allora quello si guardò intorno e vide tutte quelle facce spaventate che erano diventate minacciose, che non si sentivano di lasciare sola una donna con una grande pancia, piccola di corpo ma grande di spirito, che metteva in gioco la sua vita per salvarne un’altra. Il tedesco diventò paonazzo, strinse il dito sul grilletto, ebbe un attimo di esitazione e poi se ne andò. Il treno ripartì, mia madre aveva vinto, ma la tensione, lo spavento la stremarono e l’ultima parte della sua gravidanza ne risentì. Ma seguitò a fare il suo dovere sia in ufficio che in casa. Mia madre non si è mai vantata di quell’episodio. Lo raccontarono i suoi quotidiani compagni di viaggio.
Ero orgoglioso di lei e avevo imparato che se si supera la paura, se si ha coraggio, alla fine si vince”.
Iniziò in quei giorni una lunga e dolorosa attesa che durò sino alla primavera del 1945. Sino al giorno del ritorno.
“ Quando la guerra finì”, ricorda Berlusconi, “e cominciarono a tornare tutti quei padri, zii e fratelli che si erano sottratti ai rastrellamenti tedeschi e alla deportazione in un campo di lavoro o nei lager, per me iniziò invece un altro periodo d’apprensione e di attesa. Andavo ogni giorno ad aspettare il trenino che veniva da Como. Lì arrivavano i rifugiati che tornavano dalla Svizzera. Tornavano in tanti, ma non mio padre. Per un mese ci andai tutti i giorni. Mi arrampicavo su un paracarro che era il mio posto d’osservazione. Poi, dopo tante attese a vuoto, cominciai a stare più lontano. No, non era soltanto pudore, era delusione, era dolore. Volevo poter piangere senza dare a nessuno lo spettacolo delle mie lacrime. Perché il treno se ne andava via e mio padre non c’era. Poi un giorno arrivò. Lo riconobbi da lontano, ebbi un tonfo al cuore, mi scattarono le gambe e con una corsa sfrenata piombai tra le sue braccia. Molti altri bambini non rividero più il loro padre e io fui fortunato. Quel momento mi è rimasto nella memoria come quello più straziante e più felice della mia vita”.
Con la fine della guerra, la serenità torna nella famiglia finalmente riunita. Finite le elementari, Silvio frequenta la scuola media e il ginnasio dai Salesiani di via Copernico. È una scuola impegnativa, dove si studia sodo. Il giovane Berlusconi fa i conti con i ferrei regolamenti salesiani: sveglia alla sette, colazione, messa, lezioni, compiti, studio. Unica distrazione concessa da mamma e papà, un film il sabato pomeriggio. Ma dove trovare i soldi? Silvio è intraprendente. L’ostacolo si può aggirare. Diventa assistente dell’operatore del cinema vicino a casa.
Intraprendente, a volte cocciuto, comunque carismatico: in classe e in oratorio è il capo. E dimostra anche un preciso senso pratico: sbriga i compiti prima degli altri, poi aiuta i compagni più lenti o meno studiosi. In cambio di qualche spicciolo. Ma se il compagno non strappa almeno il sei meno, lui restituisce il compenso. Insomma, una specie di “soddisfatto o rimborsato” ante litteram. Dirà più tardi Silvio Berlusconi, ormai padre di cinque figli: “Non si ottiene nulla senza applicazione e senza sacrifici”.
Dopo la maturità classica il giovane Berlusconi comunica a papà Luigi che gli studi all’Università vuole pagarseli da solo. Come? Con Fedele Confalonieri, destinato a diventare l’amico di una vita, organizza un complesso musicale, “I quattro doctores”.
Si esibiscono nei ritrovi studenteschi, alle feste universitarie e private. “Ma mai nei night-club – ricorda Berlusconi con un sorriso – perché eravamo ragazzi di buona famiglia”.

Postato da: varechinaloredana a 17:59 | link | commenti |

DA VEDERE

Ghost Dog - Il codice del samurai


Ghost Dog (interpretato da Forest Whitaker, visto in "Phenomenon") è un tipo solitario e misterioso, seguace delle rigide regole di un antico testo orientale: "Il libro del samurai". È un assassino che lavora per un clan mafioso così chiamato perchè, come un "cane fantasma" si muove senza lasciare alcuna traccia. Nessuno conosce la sua faccia, tranne Louie (John Tormey, visto in "Safe Man") un membro della gang che gli ha salvato la vita e al quale è devoto come un samurai al suo padrone, ed è un tipo particolarmente silenzioso che comunica solo attraverso messaggi con piccioni viaggiatori. Ma è soprattutto un killer tremendamente efficiente; infatti quando il boss Vargo (Henry Silva, visto in "Crimini invisibili") decide di eliminarlo, Ghost Dog non ci pensa due volte a reagire alla sua maniera.
Diretto da Jim Jarmush (L'autore di "Dead man") il film, presentato all'ultimo festival di Cannes, è un misto di gangster, umorismo e filosofia zen. Jarmush mostra alcune caratteristiche divertenti che smorzano il clima di violenza che caratterizza il film: per esempio il killer parecchio ingrassato che si muove agilmente, oppure il boss che si diverte a guardare in televisione i cartoons più infantili che possano essere trasmessi, o ancora la commovente amicizia tra un sicario e un gelataio che non si capiscono perchè parlano lingue differenti ma che con i gesti riescono ugualmente a comunicare i loro sentimenti.
Il regista ha inoltre cambiato la sceneggiatura iniziale che non faceva alcun riferimento al "Libro del samurai"; soltanto dopo aver letto il libro Jarmush ha introdotto spunti dal testo. Fra la altre cose, questo non è l'unico riferimento alla cultura orientale perchè viene citato anche "Rashomon", sotto forma del libro da cui è tratto il capolavoro di Kurosawa, che passa dalle mani del killer a quelle di una ragazzina conosciuta nel parco e che diventa sua amica. Il tutto testimonia l'ammirazione per lo zen e il buddismo da parte di questo bravissimo regista.

Postato da: varechinaloredana a 17:52 | link | commenti |

giovedì, 20 ottobre 2005

Il signor Vespasiani

Corre l'obbligo,non certo per dovere di cronaca,quanto per riconoscenza,ricordare il caro Gregorio Vespasiani,maestro di bottega (la piu antica di Ripatransone),che purtroppo ci ha lasciato. Sono tanti i ricordi che mi legano a lui,i suoi meravigliosi panini tonno e sottaceti, i pomeriggi passati insieme a disossare i prosciutti,l'acqua dello stoccafisso gettata nella fogna che poi diveniva dibattito sul senso della vita. E difficilmente dimenticherò quell'onesto saluto di tutti i giorni Vecchiarè,con cui teneva a distinguermi da tutti gli altri.Mi guardava con aria diffidente ed incuriosita mentre attraversava la strada con la sua divisa: camice nocciola ed occhiali ben piantati in faccia.Ora la piazza sarà vuota senza te Gregorio,ma sono sicuro che starai gia preparando ghiottissimi panini alle schiere angeliche.Ciao!

Andrea

Postato da: varechinaloredana a 05:01 | link | commenti (2) |

mercoledì, 19 ottobre 2005
Un imprenditore piccolo piccolo

Accecati dall'odio furioso per il premier,non ci rendiamo conto che il povero Berlusca, smessa la giacca è un uomo come gli altri. Ecco alcuni piccoli segreti:

 

I piccoli segreti di Silvio

da "Una Storia Italiana"

Nei momenti di quiete cosa fa Silvio Berlusconi? Un sorprendente ritratto privato del Presidente di Forza Italia: la musica, le buone letture, i fiori, la cucina, l’arredamento

Cosa fa Silvio Berlusconi nel poco, pochissimo tempo libero che gli rimane? Ha sempre preferito il riserbo sulla sua vita privata, ma da quando, con la discesa in campo, ha lasciato le vesti dell’imprenditore per diventare un personaggio pubblico, molti filtri sono ovviamente caduti. Vediamolo, allora, nel suo privato.
Innanzitutto adora stare in famiglia con Veronica e i suoi figli, a fare il marito e il papà. Sono questi gli autentici momenti di felicità. Una passione particolare Silvio la nutre per la grande pittura. Un amore nato negli anni giovanili. Per l’esattezza dopo la fine del liceo, quando Berlusconi collaborò per un breve periodo con un amico di suo padre Luigi, che fabbricava cornici d’arte. Un lavoro divertente che permise a Silvio d’accostarsi alla pittura. “Così, piano piano, sono diventato un collezionista di quadri e d’arte”.
Ma la passione, condivisa del resto con la moglie Veronica, è autentica e profonda; lo conferma la sua attenzione per la grande pittura veneta – nelle sue case fanno bella mostra tele del Tintoretto e del Canaletto e una raccolta di oltre cinquanta vedute di Venezia – ma non gli dispiace nemmeno l’arte contemporanea e, soprattutto, le sculture del suo amico Pietro Cascella.
Ci sono poi gli amici di una vita, i “compagni d’avventura” più cari. Celebri sono le vacanze operose a base di letture anti stress.
Ogni estate, Silvio Berlusconi raduna i suoi amici e collaboratori alle isole Bermuda: Silvio chiama questi ritiri“esercizi spirituali”. Sveglia la mattina presto, primo incontro a colazione per commentare le notizie del giorno giunte via fax dall’Italia. Poi lo sport, una, due ore di camminata e di corsa; e poi un pranzo particolare. Come se si fosse in un monastero, Gianni Letta, Marcello Dell’Utri, Fedele Confalonieri e lui stesso si alternano nella lettura dei grandi classici. “Alle Bermuda corriamo, leggiamo, meditiamo e ci alleniamo per tenere in esercizio il fisico e la memoria, ripassando le poesie più celebri e sfidandoci a vicenda su chi le ricorda meglio”.

DAL POLLICE VERDE ALLA CUCINA
Di hobby, Berlusconi non ne riconosce nessuno in particolare: “Gli unici veri hobbies sono lo studio e il lavoro”. E infatti, come smentirlo? Se da studente di ginnasio, nell’ora di italiano, scriveva non uno ma tre temi, e poi passava gli altri due ai compagni meno dotati...
“ Mi picco di essere un esperto di parchi e di giardini, credo di aver messo a dimora più alberi io di qualunque altro paesaggista “laico”, che non faccia cioé il vivaista di mestiere”.
Conosce e riconosce tutte le specie di alberi, di fiori e di cespugli. Ama indicarli con il nome botanico in latino. E come esperto è intervenuto in numerose trasmissioni televisive.
Dopo parchi e giardini, ecco un altro hobby semiufficiale, l’arredamento, come racconta uno che lo conosce bene, Giuliano Ferrara. “È un suo hobby anche arredare le case curando ogni particolare: dai mobili ai quadri, dalle foto in cornice ai fiori, alle luci studiate in un certo modo.
Anche a Palazzo Chigi, quando diventò nel 1994 presidente del Consiglio, aveva ristrutturato e arredato a modo suo e a sue spese tutto l’appartamento di rappresentanza dove si accolgono gli ospiti in visita ufficiale. Credo sia un caso unico nella storia della Repubblica italiana”.

BUONE LETTURE E TANTA MUSICA
Ama da sempre la musica. Canta, suona il piano, la chitarra e il contrabbasso. Conosce decine e decine di canzoni francesi, i suoi autori preferiti sono a Charles Trenet, Gilbert Becaud, Charles Aznavour. Ha inciso Que reste t’il des nos amours, Dans mon île e altri capolavori francesi in un CD per sua figlia Marina. Un amore che viene da lontano, dagli anni della giovinezza.
Per pagarsi gli studi universitari, con l’amico Fedele Confalonieri, si imbarcò sulle navi della Costa Crociere, come cantante e intrattenitore. Fedele al piano, Silvio alla chitarra o al contrabbasso, i due improvvisavano duetti jazz; poi Silvio cantava. Ancora adesso, quando si ritrovano, Fedele si esibisce nel suo repertoio di musica classica e poi lascia il piano a Silvio. La musica è entrata nel sangue anche dei suoi figli più piccoli: Eleonora studia l’arpa, Barbara il piano, Luigi il flauto e la chitarra. Dalla musica classica ai grandi libri il passo è breve.
Berlusconi è da sempre un lettore appassionato. I suoi interessi spaziano dai saggi storici alla politica, dall’economia alla filosofia. Con una predilezione per i classici della letteratura.
Nelle sue biblioteche – le biblioteche del più importante editore italiano, l’editore della Mondadori, della Einaudi, della Sperling e Kupfer e dell’Electa – accanto a migliaia di volumi trovano un posto particolare i libri di cui ha personalmente curato l’edizione, come l’Elogio della Follia di Erasmo da Rotterdam (a cui ha dedicato la prefazione che pubblichiamo qui a fianco), l’Utopia di Tommaso Moro. E ancora: Il Principe di Nicolò Machiavelli con le annotazioni di Napoleone, Le sottilissime astuzie di Bertoldo di Giulio Cesare Croce, De hominis dignitate, di Giovanni Pico della Mirandola, La Nuova Atlantide di Francesco Bacone, La Città del Sole di Tommaso Campanella, Il Manifesto del Partito Comunista di Marx e Engels, Il disprezzo del mondo di Erasmo da Rotterdam, Lo spaccio della bestia trionfante di Giordano Bruno.

A PROPOSITO DE L’ELOGIO DELLA FOLLIA
Vi proponiamo alcuni passi della prefazione di Silvio Berlusconi a “l’Elogio della Follia”, il capolavoro di Erasmo da Rotterdam

A farmi conoscere l’Elogio della follia fu, ai tempi dell’Università, un amico molto caro. Avevamo avuto una discussione piuttosto accesa, in cui a più riprese mi ero sentito dare del visionario, non ricordo più per quale motivo. L’indomani mi vidi recapitare una copia del capolavoro di Erasmo in un’edizione Einaudi, con una singolare dedica: “Vedrai che ti ci ritrovi”.
Cominciai perciò a leggere. Subito mi catturò l’ammirabile dedica a Tommaso Moro, che già conoscevo per l’Utopia: non riuscii a staccarmi dalla lettura se non dopo aver terminato l’ultima riga della splendida, autoironica conclusione.
Al di là dello stile sempre scintillante, sorretto da una straordinaria intelligenza e da una sconfinata, sapida erudizione, al di là del riuscitissimo gioco degli specchi tra apparenza e realtà, ragione e assurdo, saggezza e follia, ad affascinarmi nell’opera di Erasmo fu in particolare la tesi centrale della pazzia come forza vitale creatrice: l’innovatore è tanto più originale quanto più la sua ispirazione scaturisce dalle profondità dell’irrazionale. L’intuizione rivoluzionaria viene sempre percepita al suo manifestarsi come priva di buon senso, addirittura assurda. È solo in un secondo tempo che si afferma, viene riconosciuta, poi accettata e persino propugnata da chi prima l’avversava. La vera genuina saggezza sta quindi non in un atteggiamento razionale, necessariamemnte conforme alle premesse e perciò sterile, ma nella lungimirante, visionaria “pazzia”. Tutti noi abbiamo certo riscontrato più volte la profonda verità di questa tesi. E nella mia vita di imprenditore sono stati proprio i progetti a cui più istintivamente mi sono appassionato contro l’opinione di tanti, anche amici cari, i progetti per i quali ho voluto dar retta al cuore più che alla fredda ragione, quelli che hanno poi avuto i maggiori e più decisivi successi. Ma l’Elogio della follia – uno dei pochi libri che da quella lontana prima volta tengo a portata di mano – offre tante altre chiavi di lettura, come ogni vero capolavoro. In questi ultimi tempi sono portato ad ammirare l’eccezionale ricchezza dell’arte della comunicazione che vi è dispiegata. Come l’uso istintivo, magistrale, della battuta arguta, del motto di spirito, dell’immagine incisiva, del tono apparentemente lieve e scherzoso per affermare verità anche amare e sostenere coraggiose posizioni morali. Un libro dunque che trascende ogni tempo, da rileggersi anche oggi – non solo per divertimento ma anche per apprendimento – dall’uomo di studio e soprattutto dall’uomo di azione.

Silvio Berlusconi

Postato da: varechinaloredana a 18:41 | link | commenti |