Ma chi sono questi Varechina Loredana?

Blogger: varechinaloredana
Nome: Varechina Loredana
LADIES AND GENTLEMEN, THE ICHTHYIC ROCK IS READY!!! The absurd band from Ripatransone (Ap) offers his very personal "ichthyic rock". A line-up who went under many changes. Pain is an enemy for many, but not for them 'cause they know how to turn pain into a form of art. This generation discontent feeds the sound of the VARECHINA, an acoustic and deceptive sound. Varechina Loredana: everything started back in 2001. From the crack within some local bands the Varechina Loredana arised. Blues lovers, forrmer crap punk music makers, bloody messy a la John Zorn, obsessed by sampling and mocking, deeply in love with liturgical chants and processions, cabaret and theatre. It doesn't exist an exact term to describe their music, let's say their secret is to be very badly-matched from the very start. The VL were taking part to various national competitions for emerging bands: third place in ALTRISUONI 2002; Critics Awards and Best Drummer in ACQUAVIVA ROCK 2002 (Ap); Finalists of the competition New Generation in Castelfidardo (An) in 2002; Winners of the Sound Good Festival 2002. In Sotterranea 2003 they won the Award for the Originality, Best Percussionist and Best Keyboarder; Third place in USELESS MACHINE 2003 – S. Maria Goretti in Offida (Ap); Second place in Sound 2004. First place in ALTRISUONI 2004; Semifinalists REGIONE MARCHE Arezzo Wave 2006. Even TG3 Marche with the TV programme Jang Pipol dealt with the Varechina interviewing them widely. From 2006 on, sailing to the Ichthyic Rock and leaving behind any punk influence, they are performing with a brand new line-up. In 2007 their first cd, entitled "Live in Studio", came out. During 2007 VL takes part in a compilation filled by the TG3 (Italian Television) named Iang Pipol with the song "Mc Coy". Right now they are touring all around in Marche. _________________________ L'assurda band del medio_adriatico (Ripatransone,Ascoli Piceno),propone il suo personalissimo "rock ittico". Una formazione che ha subito notevoli mutamenti. La sofferenza è per molti ostile, ma non per noi che abbiamo saputo fare della nostra sofferenza una forma d'arte. Di questo malcontento generazionale vive il suono dei VARECHINA, acustico e fuorviante. Varechina Loredana: tutto accade nel 2001. Dalla spaccatura creatasi da alcuni gruppi locali, nascono i Varechina Loredana. Amanti del blues, ex_punkettari da strapazzo, casinari alla John Zorn, fissati per i campionamenti e gli sberleffi, amanti dei canti liturgici e delle processioni, del cabaret e del teatro. Non abbiamo un termine preciso per definire la nostra musica, diciamo piuttosto che il nostro segreto è stato quello di essere stati male assorti sin dall’inizio. Tra le varie rassegne musicali emergenti nazionali i VL hanno partecipato: Terzo posto ad ALTRISUONI 2002. Premio della Critica e miglior batterista ad AQUAVIVA ROCK 2002 (Ap). Finalisti de il concorso “New Generation” a Castelfidardo (An) nel 2002. Vincitori del Sound Good Festival 2002. A Sotterranea 2003 sono stati vincitori de il Premio per l’Originalità, miglior percussionista, miglior tastierista. Terzo posto a USELESS MACHINE 2003 - S. Maria Goretti di Offida (Ap). Secondo posto al Sound Good Festival 2003. Secondo posto ad ALTRISUONI 2004. Secondo posto a SOTTERRANEA 2004. Primo posto al Sound Good Festival 2004. Anche il TG3 Marche con il programma “JANG PIPOL”, si è occupato dei Varechina intervistandoli lungamente. Semifinalisti REGIONE MARCHE Arezzo Wave 2006. Dal 2006 virando per il Rock Ittico e lasciandosi alle spalle refusi punk,si esibiscono con una nuova formazione. Nel 2007 esce il primo cd dei VL intitolato "Live in Studio".Sempre nello stesso anno,il brano "Mc Coy" è inserito nella compilation Iang Pipol a cura del TG3 Marche;una selezione delle migliori band emergenti della regione.Sta per uscire il disco solista di Wallace intitolato "Clamorosamente". I VL hanno suonato e stanno suonando in giro per le Marche.

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Contatore di seghe

mi sono masturbato *loading* volte

giovedì, 30 giugno 2005

Varechina Loredana al Jonathan Disco Beach_Sbt (Ap)

Questa sera dalle ore 22:30

NON MANCATE !

Postato da: varechinaloredana a 04:04 | link | commenti (1) |

mercoledì, 29 giugno 2005
Buon compleanno Paladina!

amore che vieni, amore che vai

Quei giorni perduti a rincorrere il vento
a chiederci un bacio e volerne altri cento
un giorno qualunque li ricorderai
amore che fuggi da me tornerai
un giorno qualunque li ricorderai
amore che fuggi da me tornerai

E tu che con gli occhi di un altro colore
mi dici le stesse parole d'amore
fra un mese fra un anno scordate le avrai
amore che vieni da me fuggirai
tra un mese tra un anno scordate le avrai
amore che vieni da me fuggirai

Venuto dal sole o da spiagge gelate
perduto in novembre o col vento d'estate
io t'ho amato sempre non t'ho amato mai
amore che vieni amore che vai
io t'ho amato sempre non t'ho amato mai
amore che vieni amore che vai.

Fabrizio De Andrè

TVB Wally


Postato da: varechinaloredana a 06:36 | link | commenti (2) |

martedì, 28 giugno 2005
CALDO 2

Qualcuno mi ha criticato,additandomi come erotomane.Mi vedo costretto a contro-bilanciare con una foto molto macho di un uomo.Wally

CALDO !!!

Postato da: varechinaloredana a 18:48 | link | commenti (5) |

lunedì, 27 giugno 2005
Crumor Organ

Ti chiami Crumor Organ e ti ho trovato su una scarpata insieme ad altri rifiuti ingombranti.
Mi sono fermato,ti ho guardato ed insieme alla Musone ti ho portato a casa.
Ti ho lavato,medicato,aperto delicatamente.Avevi un fusibile rotto,l’ho cambiato. E tu per contraccambiare a tutto questo amore hai acceso la tua lucina rossa, hai prodotto un timido sol maggiore vibrato e poi….il trasformatore ha preso a fumare. Ti ho dato nuovamente la tua voce,flebile come l’ultimo canto del cigno;ma pure sempre tornasti alla vita oh Cougar 200. Amen.Wally

Postato da: varechinaloredana a 17:40 | link | commenti (3) |

CALDO !!!

Postato da: varechinaloredana a 10:26 | link | commenti (8) |

domenica, 26 giugno 2005
Ricordando il 1973

Austerity,false promesse,burocrazia,terrorismo,il 1973 non è per nulla differente a l'anno in corso. Io me lo ricordo bene il 1973. Speriamo che il 2005 non sia uguale proprio in tutto.Wally

- L'ANNO 1973 secondo le previsioni dei politici, contenute nei discorsi fatti alla fine dell'anno 1972, ma soprattutto, cosa più grave, quelle scritte, più accorte, di tanti economisti che apparvero sui giornali (e non si capisce proprio come possono aver preso poi una così grossa cantonata), il 1973 doveva essere - dissero in coro - "un anno che ci porterà ad una netta ripresa economica, sconfiggeremo l'inflazione (era al 10 % sfiorerà poi a fine anno il 20 %), creeremo nuovi posti di lavoro, ci occuperemo della società civile, sconfiggeremo il terrorismo". Giù tanta retorica, e le solite cose, sempre eguali.

Ai primi, ai politici, non crede più nessuno. La netta sensazione del cittadino é che nei partiti di governo non si fa più politica per le necessità del Paese, ma solo per ritagliarsi un potere personale. Sono tutti impegnati a dilaniarsi dentro le correnti per stabilire chi deve comandare.
La gente non è stupida, ha davanti a sé ogni giorno uno spettacolo desolante della politica, anche se non la segue. Negli ultimi mesi, ha smesso perfino di criticare. Chi la segue, e osa criticare le scelte, oppure vuole evidenziare l'immobilismo, è subito tacciato di qualunquismo.
Sono tutti vivi e vegeti i padri della Repubblica, ma sembrano vivere tutti dentro un piccolo cortile, con il Paese fuori, lontano.
Oltre che disaffezione per quello che offre la politica, la gente prova nei confronti dei politici persino repulsione e se n'allontana sempre di più, ed è palpabile in ogni ambiente la separazione fra la società civile e quella dei politici. Basta entrare in un semplice laboratorio artigianale o dentro un consiglio d'amministrazione di una grande azienda privata, e ci si accorge che non si parla più di loro. Non hanno la sensazione ma ormai hanno la certezza che nei Palazzi della politica o in quelli del governo, non si tiene più conto dei loro problemi, non se ne parla più, e loro adottano altre strategie produttive, percorrendo nuove strade.

Mentre nei "santuari" delle grandi aziende pubbliche avviene l'opposto; uomini messi per fare i manager fanno invece solo politica; l'unica strategia e abilità è come spremere lo Stato, come gestire i soldi pubblici e come crearsi nell'ombra la propria impresa privata. E che imprese! Uno, il più famoso, Eugenio CEFIS, presidente dell'ENI, dalla sera alla mattina da' la scalata alla Montedison! E da quel momento non ha più bisogno di padrini politici, è lui ora il "loro padrino", lui ora a spremerli, lui a prendere i finanziamenti a fondo perduto. E' lui il maggior rappresentante della "borghesia di stato" dell'Italia 1973-'75.

Eugenio Scalfari scrivendo un libro, diventato un classico, questa categoria la chiamerà la Razza Padrona. Poi questa fauna si estingue, da sola, quando nella Cassa Italia non c'è rimasta più una lira, ma solo debiti, e la "razza padrona" dato che è la prima a rendersene conto, non trova di meglio che passare dall'altra parte della barricata. (Cefis farà così. Carli pure; va fuori dallo Stato, gli lancia perfino dalla Confindustria le filippiche, "schiaffeggia" tutti i politici; poi dopo un po' di tempo ritorna in mezzo a loro!)
Operando senza una logica imprenditoriale - (nella privata, dopo aver impiegato capitali a rischio la ovvia "logica" è quella del profitto) - queste aziende pubbliche gestite con tanta disinvoltura, senza criteri d'economicità, sovvertono le regole del mercato, quelle della contrattazione, e risolvono anche le più difficili rivendicazioni sindacali senza porsi tanti problemi dove fare venire fuori i soldi. Questi arrivano a pioggia con i "fondi di dotazione" che hanno una caratteristica particolare: non sono finalizzati a programmi specifici, ma intervengono a sovvenzionare aziende in crisi, anche se sono obsolete e improduttive. I fondi, trasformatisi in parassitari interventi, sono poi quelli che vanno ad alimentare l'assistenzialismo politicizzato. Aziende di ogni genere: dai biscotti alla chimica, dalle marmellate ai tubi d'acciaio, dal carbone ai gelati, dai supermercati alle auto. Tutte sono etichettate o aziende "non utili" (forse perchè è sgradito il management), oppure "socialmente utili" e "strategiche per lo stato". E chi lo decide, una mattina indica quell'azienda, la mattina dopo un'altra, poi ci ripensa e da il parere favorevole per cedere le prime e acquistare le seconde).
Poveri politici, "bevono" tutto, non ci si raccapezzano più, quelli della vecchia guardia, i "padri nobili" sono frastornati. Quelli della sinistra, partiti e sindacati battono le mani, sembra l'avvento del socialismo, la fine del capitalismo, che in effetti, va in difficoltà e sembra al tramonto. Si salvano in pochi. Si scrivono articoli e libri in questo periodo dove la Fiat, la Pirelli e tante aziende dell'alta borghesia, sembrano ormai spacciate. La politica (o meglio la "razza padrona" (dello Stato) è entrata nei consigli d'amministrazione, fa e disfa aziende, e mette naturalmente il management che vuole, non legato alle capacità imprenditoriali, ma al partito (quindi al controllo). Mette in difficoltà perfino l'abile Cuccia che in questo '73-74 ha già compilato una lista con un migliaio d'aziende in rosso dove vede già i bubboni, si allarma e avverte "ora è il management che fa gli azionisti e non l'incontrario, e se il primo è in mano ai politici e a questi arrampicatori la corruzione presto dilagherà". La dignità di questo banchiere ricorda un po' quella il BENEDUCE,  di Mussolini, di cui è del resto il genero.
Molte grandi aziende, nella crisi, sottoscrivono debiti con le banche. La crisi aumenta e i debiti per gli istituti di credito diventano inesigibili. La bella "idea" di CARLI, governatore della Banca d'Italia, è quella di invitare le aziende a cedere una parte delle loro azioni alle banche per saldare i debiti e per avere credito. Le banche con le quote delle società entrano così nei consigli d'amministrazione, e anche se possiedono solo un 10 per cento, sono loro che hanno in mano le sorti dell'azienda. Sono le banche a garantire i finanziamenti, e proprio per questo sono le banche a nominare il management dentro le aziende. E se nelle banche non ci sono banchieri ma solo "consigli d'amministrazione" nominati dai politici, il legame affari politica diventa completo e perverso. Un abbraccio incestuoso che porterà lo stesso CARLI e CEFIS- ormai diventati potentissimi - a guidare il primo la stessa Confindustria e il secondo a diventarne vice. (il prossimo '75, dopo una breve permanenza di GIANNI AGNELLI per un anno. E' il momento in cui sembra definitivamente crollato il potere dei Signori del Nord. Esautorati. Spacciati!).
Tutto questo é possibile perché ormai i politici si sono impantanati camminando su un terreno, quello industriale e bancario, dove non ci capiscono più nulla, sono ormai ridotti a firmare e firmare carte per ricevere qualcosa in cambio per sopravvivere. Sono finiti i tempi dei comizi in maniche di camicia sulle piazze,  o gli abiti sdruciti di Nenni, De Gasperi, Amendola. Ora l'edonismo ha fatto capolino anche nel Palazzo, nelle segreterie, nei convegni. Nel partito è entrata la pubblicità, l'immagine, il "portaborse" e il "galoppino". I politici sono costretti a darsi un segretario manager amministrativo perché il partito é ormai una complessa azienda con il suo organigramma di dirigenti faccendieri e con i registri di "prima nota" con il "dare e avere" i cui terminali partono dai ministeri, dov'è seduto il capocorrente di turno con davanti non la cartina d'Italia, ma solo il "mappale" del suo feudo elettorale dove sono evidenziati i punti cardini del potere: le banche e le aziende. E il sociale e tutto il resto? C'è l'assistenzialismo! Che porta voti perché è clientelare.
Tutto questo ha dei costi, che sono coperti da denaro che nell'andata si chiamano "sovvenzioni", "leggi", "provvedimenti", e nel ritorno "elargizioni". Le seconde non certo arrivano se non si sono date le prime, che iniziano ad avere delle corsie preferenziali ben precise.
Molti, ma non sapremo mai quanto questo sia vero, affermano che questo assistenzialismo, queste sovvenzioni, e queste distorsioni negli apparati produttivi ed economici, in un periodo così critico per l'economia italiana, questo "sistema" di socialismo e capitalismo "bastardo" inventato e spuntato in questo periodo solo in Italia, ha concorso al mantenimento dei livelli di occupazione, ha ridimensionato il potere dei "Signori del Nord", e che la "questione morale" passa in secondo piano. Siamo o non siamo la terra natale di Machiavelli? Il fine giustifica il mezzo!

Contano i risultati a lunga scadenza. La legge della jungla -assieme a quella evangelica croce messa spesso come facciata perbenistica sul vessillo- era il male necessario. Visto nel generale con le distorsioni che si sono verificate poi nel territorio hanno ragione i denigratori; ma visto nel particolare hanno ragione anche gli altri. Alcune regioni, con l'uomo "giusto" che applicava le due leggi sopra in questo sistema "imbastardito" ha funzionato! Eccome ha funzionato!

Mai il Veneto contadino, avrebbe potuto aspirare a diventare quello che è senza Rumor. Se lo chiedessimo alle migliaia di operai della dissestata Lanerossi che proprio l'ENI tenne in piedi per anni (operai in cassa integrazione per 7 anni, poi messi in pensione con un regalo di altri 7 anni) a Cefis - di certo - gli farebbero un monumento e a Carli un quadro da mettere sopra la spalliera del letto. Migliaia di operai con già uno stipendio in tasca, a casa, nel garage, nei sottoscala, si misero a produrre a costo 30 quello che a Milano o a Torino costava 100. E i sindacati? Zitti, tutti impegnati a rompere le scatole ai "capitalisti" di Torino e di Milano, e a pretendere dai "padroni borghesi" quello che i "padroni pubblici" concedevano a piene mani ("ma come sono bravi e sensibili a Roma!") a destra e a sinistra, e… alla "destra" e alla "sinistra". C'era, e come c'era! anche la sinistra! (vedi Romagna, Toscana ecc.)

La lotta di potere ormai non è più una lotta ideologica, questa ormai è una fastidiosa zavorra. La lotta è stimolata solo dal pragmatismo, quindi dispute fra prepotenti solo per occupare la poltrona ministeriale dove si firmano sovvenzioni. Alcuni firmano le carte giuste, altri invece spesso firmano "interventi mirati" senza capire cosa sono, ma firmano comunque. Quel che conta sono i benefici che poi ne vengono. Firmano e basta!

L'autore che scrive, era presente quando ANDREOTTI inaugurò una grande azienda chimica in meridione, parlò per mezz'ora senza aver capito nulla di quell'azienda e nemmeno a cosa serviva e forse nemmeno di chi era il proprietario (era un tedesco che stava soffiando all'Italia (chimica) l'impero dei detersivi! Un colossale business in Italia snobbato). Lo stavano prendendo per il naso e lui parlava di sviluppo, riassetto industriale italiano, di occupazione, di interventi "mirati". Per chi sapeva a cosa servisse quell'azienda (una grande truffa fatta nei confronti dei meridionali - 2000 dipendenti del nord si ritrovarono iscritti nel ruolino di questa azienda, e di meridionali ne occuparono solo 30 - In un ufficio di 3 metri quadri fecero la sede fittizia, che sostituiva legalmente quella che era a Milano - palazzo 5 piani, 400 locali uffici, 1970 impiegati, che da quel momento risultarono, tutti a libro paga di quell'ufficietto del sud, ovviamente defiscalizzando gli oneri sociali) e quel politico sul palco sembrava persino patetico; un burattino. Due potevano essere i motivi per comportarsi così, o era cointeressato o ingenuo. Chi scrive direbbe ingenuo, perché altri suoi colleghi di partito si stavano mobilitando per "fargli le scarpe", "metterlo nell'angolo", scavalcarlo all'occasione giusta, per firmare loro quelle stesse carte, che a tutto servivano meno che all'occupazione e al "mirato" intervento sul Mezzogiorno. Intanto lo spiavano, dove andava, con chi andava, cosa faceva, cosa diceva in giro; gli controllavano perfino il telefono è lui ingenuo parlava, e non sapeva che il nemico l'ascoltava. (vedi 28 marzo).
  Nel suo 1° governo, ANDREOTTI, lo scorso anno non riuscì nemmeno a fare le scale del Quirinale, i suoi amici (non i nemici) lo spedirono a casa quando era già a giurare sul Colle. Un suo collega pestava i piedi come un ragazzino, e faceva le bizze. (Il settimanale Espresso (vedi immagine) dedicò una copertina al "Pierino" di turno, col titolo: "Quanti prepotenti così, ci sono in Italia, nel governo, nei partiti, nelle banche…?")


ANDREOTTI, dopo la sua prima esperienza, dopo quel suo primo umiliante fallimento (e non era uno sprovveduto - aveva già 30 anni di politica alle spalle) alle elezioni di maggio ne formò un altro, con una formula nuova, un tripartito tutto di centro, con il PSDI e il PLI. Ma si vide subito che era un governo nato zoppo. Infatti, i più grossi ostacoli Andreotti li trovò negli esclusi del suo stesso partito, ormai tanti, ognuno con il suo feudo elettorale nelle province, con i propri pacchi di tessere. Feudi  dove nascono correnti, che si moltiplicano, si dividono, si azzannano, congiurano, fanno oscene alleanze impensabile fino a due anni prima, ed iniziano a remare contro i propri colleghi per le poltrone di Palazzo Chigi. "Non hanno chiamato me, quindi non ci deve andare nemmeno lui" questa è la logica della  "jungla" e delle congiure..

Il governo ANDREOTTI all'inizio di quest'anno appare suonato come un pugile. Non dai colpi di una forte opposizione, che sembra non esistere (le lacerazioni nel PSI sono pari a quelle della DC, mentre il PCI cosa sta aspettando non si sa - ma lo sapremo presto) ma colpito dai vari KO che riceve all'interno del suo stesso partito. Il suo è un governo fantasma, con nessun potere, che è già sull'orlo delle dimissione imposte dalla stessa DC. Poi a giugno a Andreotti rintonato com'è dai colpi bassi, gli buttano la spugna, e gli dicono "scendi dal ring" e mettiti da parte!

ALDO MORO si aggira nelle segreterie (e non solo in quella sua) ha nuove strategie, nuove idee. Vuole un ritorno al centrosinistra; intanto già quasi anticipando il "compromesso storico" berlingueriano, proprio con i comunisti sta flirtando. Farà parlare (vedi 5 giugno) al Congresso DC FANFANI, che ritorna Segretario del partito, ma è lui, Moro a tirare i fili, a manovrare a essere come al solito sfuggente con chi vorrebbe portarlo alla ragione: alla… "ragion di chiesa". Lo si accusa di fare dei grossi e gravi danni alla Democrazia Cristiana.
"I fedeli che pensano di essere con lui sulla rotta di Cristo, poi di fatto si trovano sulla rotta di Marx" affermava il potente Cardinale Siri, e aggiungeva "
sulla questione (i flirt con i comunisti) Moro è sfuggente, così evasivo e sgusciante che mi verrebbe voglia di dargli un pugno in faccia. Me lo impedisce la mia veste".

Il futuro "papa non eletto" del '78 (per soli 4 voti, gli diede un grosso dispiacere Wojtyla) è il più irriducibile nemico di Aldo Moro. Anselmi il direttore dell'ANSA, racconta in un suo recente "Diario", che quando nel '78 gli comunicò il rapimento di Moro, il cardinale gli rispose: "Ha avuto quel che si meritava". Criticò anche aspramente la decisione di PAOLO VI quando partecipò ai funerali dello statista ucciso: "Neppure il Papa dei Borgia si recò alle esequie del figlio Giovanni ucciso da Cesare".(Anselmi, Espresso n. 20, anno XLIV).


Questo è dunque il clima dove MORO si sta muovendo. Le loro teorie, gli studi sui provvedimenti da prendere, con cui gli economisti imbottiscono le teste dei politici, alle prese con ben altri problemi, le vedremo nel corso dell'anno tutte vuote, destinate a fallire, per il fatto che sono scollegate dalla realtà del Paese, dove invece ogni italiano ha trovato da solo la direzione da prendere. Gli italiani hanno capito cosa devono fare. Gli altri no, "gli esperti", non hanno ancora afferrato cosa sta succedendo fuori del Palazzo. Non sta nascendo solo la "Terza Italia" clandestina dei sottoscala con gli italiani diventati come negrieri che abbiamo già letto in precedenza. Ora è la grande industria che si sta trasferendo con tanti espedienti nei sottoscala e sta creando il "sommerso" per aggirare le rivendicazioni sindacali, gli alti costi di produzione, le disaffezioni della fabbrica. Inoltre, compie queste migrazioni fuori del triangolo industriale, va nel Veneto, in Romagna, in Toscana, nelle Marche, in Abruzzo, in Puglia.
"I non garantiti..... un soggetto potenzialmente capace di autovalorizzazione, che, a causa di processi di modificazione profondi della struttura produttiva e del tessuto civile e di classe del paese, si manifesta e non puó che manifestarsi, politicamente, in forma autonoma rispetto ai partiti tradizionali e alle altrettanto tradizionali regole del gioco politico ed istituzionale. Un mondo, inoltre, che, nelle sue frazioni piú radicali, rifiuta di farsi merce, che non vede piú nel lavoro all'interno della fabbrica una condizione imposta ma pur privilegiata di esistenza (rispetto alla disoccupazione) e che, anzi, insegue, utopisticamente, pratiche lavorative finalizzate a saldare i bisogni con i fini e, quindi, forme-lavoro diverse e alternative a quelle salariate tradizionali. Un mondo, dunque, almeno nei suoi settori piú giovani e politicizzati, convinto di non essere e di non poter essere rappresentato dalle istituzioni politico-sindacali esistenti, giudicate, nella migliore delle ipotesi, strumenti propri ai ceti operai e garantiti di vecchio stampo:
"I partiti non riescono a capire un fatto molto semplice; che a noi, l'esaltazione della fabbrica o dei sacrifici o dell'austeritá fa semplicemente ridere. Mandano in giro dei funzionari tutti compiti, che sembrano impiegati modello con la borsa sotto il braccio, a farci la morale e si scandalizzano se li prendiamo a pernacchie o li cacciamo via a calci. Possibile che non gli entri in zucca che preferiamo guadagnare la metá piuttosto che diventare merce? E pretendono pure di rappresentarci. Ma sono matti! Vadano a comandare a quell'esercito di mummie che hanno messo in piedi in trent'anni e girino alla larga da noi se non vogliono guai." (Dall'intervista a C.M. giovane del movimento). (GIULIO SALIERNO - LA VIOLENZA IN ITALIA - MONDADORI)""
Si sta smembrando tutta la grande industria, che sta finendo a pezzi in una miriade di cantine e di garage, e nessuno se ne accorge. Ce n'è uno: ma è un caso raro, GIUSEPPE DE RITA. Fa un'indagine e compila una bella relazione. Scopre il coperchio della pentola che bolle. E' l'unico che è "uscito fuori" dal "Palazzo", a vedere cosa sta succedendo, e consiglia i politici di occuparsi del fenomeno; "il decentramento, il piccolo - si azzarda a dire con una lungimiranza profetica- potrebbe essere l'arma vincente di un nuovo sistema economico-produttivo, conviene accettarlo, capirlo e anche aiutarlo -De Rita, fuori, infatti, ha scoperto la realtà- dove c'è tanta gente con tanta voglia di lavorare; per la semplice ragione che non è disposta a rinunciare al benessere degli ultimi anni".
Questa realtà che non hanno capito gli "esperti", l'ha afferrata invece al volo l'artigiano a Carpi, l'ex operaio stracciaiolo a Prato, e perfino il calzolaio ad Ascoli: hanno scoperto un enorme mercato potenziale davanti al loro sottoscala, dove - ed è questo il grande fenomeno del 1973 - non si aggira solo il consumatore, ma ci sono i "galoppini" delle grandi e medie aziende che hanno scoperto il "terzista". Offrono macchine (persino gratis) e lavoro: per assemblare pezzi, confezionare maglie, produrre componenti e parti staccate. Ci fu uno scrittore che definì questo mondo sommerso della produzione  "La tribù delle talpe".
Nel commerciale poi, hanno scoperto l'"Agente". Si licenzia  quello a stipendio fisso, si prendono i tabulati della clientela effettiva e li si offre su un piatto d'argento a coloro che non costano nulla ma hanno tanta voglia di "scarpinare", darsi da fare. Né auto, né contributi, né ferie, né malattia, né rivendicazioni pesano sulla grande azienda.
Il risultato? si vende quattro volte di più e i costi sono la metà di quelli di prima.
(esiste una abbondante documentazione dell'autore che scrive; che di questi "funerali" ne fece qualche centinaio in tutte le province d'Italia, e altrettanti "battesimi" sul campo, degli estemporanei "galoppini" venditori).
De Rita, ha visto quello che ogni italiano sta vedendo sotto casa o all'angolo di quella strada che lui indica di percorrere. Gli economisti e i sociologi lo crocifiggono, Alberoni che insegna sociologia, lo bolla come "il filosofo del disordine", di voler incentivare lo "schiavismo". E le polemiche si scatenano (dopo venti anni Alberoni lo ritroveremo invece a scrivere che questo è "liberismo", che è "libera iniziativa",  ecc. ecc.)
Alberoni non aveva capito che il  nuovo capitalismo, per sopravvivere, aveva bisogno  di nuove "colonie"  da sfruttare, che era finito quello  dello sfruttamento del lavoro all'interno della fabbrica.
I politici zitti. Sanno bene che le casse dello Stato fra poco saranno vuote (quest'anno il "buco" è pari quasi ai cinque anni precedenti messi insieme). E se finiscono le risorse per gli incentivi, i regali e le sovvenzioni alle grandi aziende di Stato (le imprese partito) da dove la "razza padrona e i boiardi fanno arrivare il necessario per la politica centrista, finiscono i soldi e finisce anche il loro potere. Si guarda dunque alla provincia (alle colonie) qui il fenomeno nelle loro segreterie provinciali lo conoscono, e come se lo conoscono! (meglio di De Rita!)
L'unica risorsa futura - con in crisi il capitalismo di Stato, di questo ne sono coscienti i politici- sembra quella di ritagliarsi ognuno il proprio spazio nella provincia; dentro il proprio feudo elettorale-clientelare. E alcuni lo fanno proprio bene, e per farlo bene bisogna bloccare i controlli a monte.
Infatti, l'unico impegno che si prendono i politici a Roma è quello di non fare "nulla", che diventa paradossalmente positivo quando questo "nulla" provoca il lassismo fiscale, i non controlli delle istituzioni preposte e si lascia la briglia sciolta agli italiani, che diventano i migliori gestori del proprio lavoro e i migliori  amministratori dei propri soldi. A distanza di anni qualcuno ha affermato che questa scelta "il fare nulla" fu la migliore di tanti altri provvedimenti governativi, e a confermarlo in un'intervista molti anni dopo su Repubblica, troviamo l'industriale e senatore DC PIERO BASSETTI: "Abbiamo capito subito e ci siamo resi conto che non avremmo saputo dirigere la società italiana. Il Paese, fuori, era più forte della politica, e anche più intelligente. Con una vitalità che si vede solo in tempo di guerra. E la "guerra" c'era".
Le promesse nonsense, quelle dette a inizio 1973 si vedono subito. Sono trascorsi nemmeno quaranta giorni dall'inizio dell'anno e si abbatte sull'Europa il dollaro svalutato del 11 per cento. I Paesi più industrializzati raggiungono un accordo su un sistema di fluttuazione congiunta per frenare la speculazione. Il governo italiano sceglie invece la fluttuazione libera, in pratica svaluta la propria moneta in una forma occulta che favorisce l'esportazione solo di alcune grandi aziende (auto gomma, chimica) e penalizza le importazione di cui l'Italia ha bisogno per mangiare; e sbaglia  strategia (o lo fa apposta). Prende immediatamente varie misure correttive annaspando e mettendo toppe, alcune sono perfino buffonesche e utopistiche, come il blocco dei prezzi (lo leggeremo più avanti, la beffa). Poi alla fine dell'anno, ai governanti   arriva la seconda "batosta": l'embargo del petrolio. Non rimane altro che emanare un altro ridicolo provvedimento: l'Austerità, mandando gli italiani a "piedi";  e l''inflazione va in "carrozza", corre veloce verso il 20%.

Si risparmia su un litro di benzina usata la domenica e si paga tutto il resto il venti per cento in più negli altri giorni della settimana. Sempre che si trovi. Si favorisce Agnelli a esportare auto perché -  dicono i "guru della politica economica" - così, dopo, la Francia ci invierà lo zucchero (e altro) che l'Italia - e lo scopre solo in questi giorni - non ha, non produce.  Ha tante lamiere ferme e non ha carne, tante gomme e non ha latte, tanta chimica di base e non ha il semplice detersivo per lavare i piatti, tanti tubi d'acciaio ma non ha la farina per il pane e la pasta.

A DICEMBRE, gli italiani attoniti, sgomenti, con la perdita di tante certezze, giunti alla fine dell'anno non hanno proprio nessuna volontà di brindare a questo 1973 -da incubo- che se ne va, e ancora meno a un 1974 che sta arrivando; che tante cornacchie in giro -gli "esperti economisti"- gracchiando, profetizzano peggiore. E sbagliano anche questa volta. E per fortuna che il "meglio" alla fine dell'anno viene dai politici, "stando zitti".
E' il messaggio migliore, perchè tutti hanno ormai capito che dal 1° gennaio, bisognerà arrangiarsi! L'ANNO 1973 a dicembre si porta via anche molte pagine scritte dalla cronaca nera nel corso dell'anno. Pagine insanguinate dal terrorismo. In particolare le Brigate Rosse e altri gruppi eversivi. Hanno sequestrato nel corso dell'anno alcuni modesti personaggi (lo leggeremo nella cronologia dei fatti) li hanno poi processati nelle "prigioni del popolo" e li hanno umiliati davanti al "popolo" mandando in giro ai giornali le loro fotografie di poveri cristi con l'aureola a cinque punte dietro la testa.
Hanno poi compiuto attentati, stragi, fatto guerriglia, teppismo, gangsterismo e omicidi da patologia criminale. Alla fine dell'anno sono in piena escalation. La zona operativa preferita è sempre il triangolo industriale Milano, Torino, Genova e i loro obiettivi i grandi capitalisti, gli "sfruttatori" prendendosela però con i piccoli dirigenti, i magistrati, i poliziotti, ritenuti "servi del potere". E fra poco tocca ai giornalisti che non evidenziano abbastanza le loro "imprese", anzi le ridicolizzano, e non sanno che hanno a che fare con dei pericolosi narcisisti.
Riguardo alla matrice politica che ognuno crede di individuare nelle file dei terroristi seguendo i giornali, le presunte indagini assomigliano più a un gioco dell'oca che il frutto di indagini serie. Un giudice afferma che la matrice è nera e fa retate in mezzo ai missini, poi il giorno dopo un altro giudice lo smentisce e afferma che è rossa ed é subito impallinato. Metà giornali sono schierati da una parte affermando che gli assassini sono i comunisti, l'altra metà invece indica con sdegno la teppaglia fascista.
Qualcuno, preso per visionario afferma che i fascisti si sono camuffati da comunisti per far ricadere le colpe sui comunisti, altri affermano che semmai è l'incontrario. In mezzo, come se non bastasse la grande confusione (o meglio, l'ostinata volontà a non voler capire). Si leggono le fantasie di tanti prezzolati giornalisti che raccontano la favole dei servizi segreti deviati. Dove qualcuno pretenderebbe che prima di infiltrarsi, ogni agente scrivesse un comunicato stampa: "Domani mi infiltro nelle Brigate Rosse", "dopodomani sarò in quelle Nere".
La verità è che dentro i primi computer di qualche bravo funzionario che sta incrociando dati, fatti e nomi, con dei relazionali (una novità) tutti vogliono vedere dentro, curiosare. Il giorno dopo, il lavoro di mesi di indagini e sacrifici, è sui giornali, spesso distorto, dove si monta il "caso", il "golpe", l'"eversione" e tante "favole".
DELL'ANNO 1973 di positivo, nel mondo c'è la fine della guerra in Vietnam. Dopo 13 anni termina la più drammatica e distruttiva guerra. Un gigantesca "avventura" degli USA, finita non in gloria, ma sconfitta da un "popolo di formiche" (vedi giorno 24 gennaio). Finito il fantasma Vietnam, l'America è ora sotto shock per il suo Presidente Nixon che rischia l'impeachment per lo scandalo Watergate.
LA FINE DELL'ANNO l'Italia la vive con il suo mese più triste da quando è finita la Guerra. Un dicembre da dimenticare. Freddo. Tutto avvolto nel mantello dell'Austerità. Con le luminarie e le vetrine spente. Molto triste. A Torino perfino lugubre. Nella capitale dei motori il "motore" é fermo, il "Silenzio" sembra la musica della marcia funebre dell'auto, eppure qualche cinico plaude, innalza cartelli; "Agnelli sei finito /  la musica più dolce ti abbiam servito". Per fortuna che tutto il Paese si dimostrò più saggio. Aveva ragione Bassetti!

 

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sabato, 25 giugno 2005
Il segreto di Wallace è il suo MICRO KORG

Avete per caso notato suoni nuovi ai concerti dei Varechina? Tutto merito di un gioellino chiamato Micro Korg.

KORG Micro Korg

Lo Stato dell’Arte nel Modeling Analogico e la grande notorietà dell’acclamato Vocoder in un unico strumento compatto ad un prezzo sorprendente!!

Potenza della Sintesi
Il MicroKorg racchiude nel suo “motore” la potenza del doppio oscillatore e tutte le sonorità già apprezzate nel famoso MS 2000 .
Il suo database racchiude oltre alle 71 forme d’onda predisposte alla riproduzione delle sonorità “vintage”, anche le più acclamate timbriche derivate dal famoso DW 8000, che ha segnato uno dei passi più determinanti della carriera Korg nel mondo dei Synth!
A questo punto si potrebbe pensare ad uno strumento “ troppo tagliato” per uno specifico settore ..ed invece ecco la differenza!!
Oltre alle timbriche così innovative e “retrò” Korg ha pensato bene di inglobare anche tutte le sonorità di cui un qualsiasi musicista non potrebbe farne a meno…
Stiamo parlando di Electric Piano, Guitar, Bass etc etc ..questo per non “sentire” la necessità di altri strumenti che completino il panorama sonoro!

Il Classico Vocoder
Ancor oggi molti intenditori sono alla ricerca di quei pochi esemplari del famoso Vocoder Korg Vc10, lo strumento che fece all’epoca la nuova tendenza della musica Dance!
Oggi nel MicroKorg, giustamente, Korg ha voluto riproporre le sue 8 formanti che hanno reso celebre il Vocoder Sound..ma con l’aggiunta tecnologica! Infatti sarà possibile “catturare” anche le formanti della vostra voce.. subito da suonare sulla tastiera!
Come se non bastasse.. la voce “campionata” sarà filtrabile al punto di trasformarla in una voce femminile o in quella di un bimbo!

Nel Classico …....il Tecnologico .
Non potevano certo mancare tutte le features che necessitano nella musica attuale ..
Dalle Modulation come il Chorus, Flanger e Phaser ai Delay Stereo e Cross con un Equalizzatore per il tocco finale del sound MicroKorg!
Queste sonorità avranno inoltre la possibilita’ di” muoversi” nell’arpeggiatore con i pattern Up/Down, Alternate 1 e 2, Random e Trigger!
I due ingressi Audio daranno inoltre la possibilità di “ manipolare” il suono di altri strumenti, Cd e tutto quello che vorrete nei filtri ed nell’effettistica del MicroKorg!

Layout intuitivo ..al primo colpo!
Appena posate lo sguardo sul MicroKorg ..avrete letto le sue specifiche …..
Tutti i comandi sono esplicativi! Ogni potenziometro ha la sua “route” e le sonorità “Trend” sono richiamabili semplicemente con uno scatto!
Il look è veramente simpatico ed accattivante. La linea ergonomica racchiude i semplici comandi per un utilizzo semplice ed immediato ….proprio per quelli che con la musica amano divertirsi!
E il prezzo..???....Con MicroKorg ..la musica non è mai stata così “per tutte le tasche” …!


Le Caratteristiche:

Sound Generation Method: Analog Modeling Synthesis System

Synthesizer Program: Multi Timbral=2 (max, Normal/Dual Mode)

Voices: 4 voices

Sound Source: 2 Oscillator + Noise Generator, Multi Mode Filter (-24dB/oct LPF, -12dB/oct LPF/BPF/HPF), EG x2, LFO x2, Virtual Patch x4

Vocoder Program: Voices = 4 voices

Sound Source: 1 Oscillator + Noise Generator, EG x 1, LFO x 2, 8 Channels vocoder, Level and pan of each channel can be edited, Formant Shift function

Programs: 128 programs

Effects: Modulation effects (3 types), Delay (3 types), Equalizer

Arpeggiator: 6 types

Keyboard: 37 Keys (mini-keyboard, velocity sensitive)

Inputs: AUDIO IN 1, and 2

Level switch: LINE/MIC, [AUDIO IN 1, 2 (LINE)], [AUDIO IN 2 (MIC)]

Outputs: L/MONO, R and Headphones

MIDI: IN, OUT and THRU

Display: 3 characters x1 line with 8 segment LED

Power Supply: DC 9 V (AC adapter), or six AA alkaline batteries (sold separately)

Power Consumption: 6.4 Watt maximum

Dimensions: 20.63"(W) x 9.13"(D) x 2.76"(H) 524mm(W) x 232mm(D) x 70mm(H)

Weight: 4.85 lbs. 2.2 kg

Accessories: AC adapter (DC 9 V, 600 mA), Condenser Microphone

Postato da: varechinaloredana a 11:56 | link | commenti (8) |

venerdì, 24 giugno 2005
E' morto Manzoni? Speriamo!

Quando domandarenno alla mia generazione anziana ,chi furono i massimi esponenti della letteratura italiana, risponderemo _il Verga_. Mio Dio ma che vergogna,ma lo sapete che il 900 italiano è il piu ricco ed espressivo d'Europa per quanto riguarda gli scrittori? Invece a noi questa storia non ci azzecca. Perchè vorrei proprio vederlo un professore d'italiano, barcamenarsi sulla poetica pasoliniana,la leggiadria del Trilussa e sull'inventiva futuristica del Palazzeschi. E' gia tanto quando citano Ossi di seppia e poi il secolo scompare con la fine della scuola. Invece esistono fior fiori di romanzieri illustri,poeti fantastici. E punto il dito contro il mio corpo insegnante che per tanti anni mi ha tenuto all'oscuro di Sandro Penna, nobilissimo esempio di poeta unico nel suo stile. E ringrazio, di nuovo lo faccio dopo tanto tempo,la mia spontanea curiosità intellettiva, che mi ha portato a conoscere tanti bravi scrittori.Poi metteteci l'intolleranza verso l'omosessualità..... che vergogna!

SANDRO PENNA (1906-1977)

Nato a Perugia, dove si diplomò in ragioneria, si trasferì all'età di ventitré anni a Roma, e qui visse quasi ininterrottamente fino alla morte.
Di carattere diffidente, condusse per tutta la vita un'esistenza appartata, preferendo alle occasioni mondane la compagnia dei suoi "fanciulli", e vivendo di lavori disparati (dalla "borsa nera" durante la guerra fino al commercio d'arte).

Frequentò però, con una certa assiduità, scrittori e poeti omosessuali, come Pierpaolo Pasolini, Elio Pecora,

Dario Bellezza e altri.

Penna fu "scoperto" da un altro grande poeta italiano (anch'egli omosessuale) del Novecento, Umberto Saba (1883-1957), grazie al cui appoggio riuscì a pubblicare già durante il periodo fascista (il primo libro è del 1939), nonostante il carattere omoerotico e... pedofilo della sua opera.

Alla parsimoniosa produzione poetica (la si veda raccolta in: Poesie, Garzanti, Milano 2000) si affiancò la scrittura di novelle, raccolte in parte come Un po' di febbre (Garzanti, Milano 1973 e 1994).

L'amore per i ragazzi è onnipresente nelle delicate, liriche poesie di Penna. Ai critici che, pur trovando di grande valore artistico la sua opera, giudicavano (e giudicano) "sconveniente" la sua insistenza sul tema dell'amore omosessuale, Penna ribatté con versi beffardi: "Il problema sessuale/ prende tutta la mia vita./ Sarà un bene o sarà un male/ mi domando ad ogni uscita".

"Poeta d'amore" si definì polemicamente, e poeta così orgoglioso del suo eros paidikòs che in un'intervista fece sua la celebre dichiarazione di Satie: "Io non sono omosessuale, sono pederasta".

Nelle sue composizioni (in genere brevissime, di quattro righe o poco più) Penna abbozza con pochi tratti una situazione, un pensiero, un ritratto.
Fonte della sua ispirazione sono i "fanciulli": adolescenti o garzoni; il suo desiderio (anche fisico) è però delineato con straordinaria delicatezza e pudore. Persino le poesie che non volle mai rendere pubbliche perché da lui ritenute "pornografiche", si sono rivelate, dopo la pubblicazione postuma, castissime.

 

Sandro Penna è annoverato fra i massimi poeti italiani che hanno cantato l'amore omosessuale, e soprattutto fra i più grandi poeti italiani del XX secolo. La sua opera e la sua figura hanno conosciuto negli ultimi anni un ininterrotto processo di rivalutazione critica, peraltro iniziato già prima della sua morte.
Ciononstante la discussione della sua omosessualità continua a suscitare il massimo fastidio nei critici letterari italiani.

L'influenza di Penna sui giovani poeti omosessuali italiani è comunque oggi avvertibile in modo netto, al punto che non è eccessivo parlare di un suo influsso "formatore" sulla poesia gay italiana contemporanea.
Fino a poco fa c'erano online sole poche poesie di Penna: sette qui e quattro qui. Ora però oltre duecento poesie sono state messe online a questo indirizzo. Perciò resta solo da dire: buona lettura!

Postato da: varechinaloredana a 18:23 | link | commenti |

giovedì, 23 giugno 2005

                                                                                    
Associazione Culturale Blow Up
Circolo Ricreativo Elio Fabrizi
presentano
 
THE USELESS MACHINE 2005
It thinks, after two years in action
 
giovedì 11 Agosto 21,30
Santa Maria Goretti di Offida
INGRESSO GRATUITO
 
Live concert
Marino lu ziac
li canzon fatt n casa
 
 
special guests

Varechina Loredana

&

Ambiguo Pesce

 
 
ebbrostomachicazioni (lu bev e lu magnà), installazioni, video proiezioni, performances

Postato da: varechinaloredana a 23:55 | link | commenti (3) |

Attenti tornano i Fantomas!

Fantomas
Suspended Animation
Forgotten

Di nuovo in prima linea il quartetto composto da Mike Patton, Trevor Dunn, Buzz Osbourne e Dave Lombardo. Nato come quello che poteva sembrare uno dei dati progetti paralleli di Mike Patton, i Fantomas ormai sono una realtà assodata nel panorama musicale sperimentale, hardcore, metal, ambient, dark, elettronica e chi più ne ha più ne metta se proprio non se ne può fare a meno delle solite inutili etichette che come sempre, per questo ensemble risultano essere solo l’ennesimo stimolo per andare sempre più fuori dalle righe e per stupire.
Dopo il precedente Delirium Cordìa che sembrava essere una sorta di manifesto della filosofia dei Fantomas, questo quarto lavoro sembra un po’ riprendere i primi due album ma ovviamente con modi e tematiche differenti. Questa volta infatti Mike Patton sembra essersi ispirato per i 30 pezzi di Suspendend Animation al mondo dei cartoni animati. Degno di nota innanzitutto è il packaging del cd, che oltretutto giustifica almeno in parte il prezzo non poco elevato… Si tratta di un calendario del mese di Aprile dove ogni giornata corrisponde oltre che ad una canzone anche ad una illustrazione del maestro giapponese Yoshitomo Nara. Ogni giorno del mese oltre alla relativa illustrazione contiene anche una sorta di almanacco dove sono indicate vari tipi di festività provenienti da ogni angolo del mondo. Sembra infatti che il mese di Aprile ne accorpi numerose di queste simboliche e quanto mai curiose ricorrenze: il 15 per esempio è il Sucks Day negli USA e il Day of the Sun in Corea, il 21 l’ Hana Matsuri Flower Festival in Giappone e cosi via.
Tornando alla musica,come si è detto prima, il mondo dei cartoon è il protagonista di Suspended Animation. Come si poteva prevedere il risultato dell’intera operazione è allo stesso tempo esilarante ed eclettica. L’idea di base sembra essere quella dello sketch dove la decostruzione di riff e varie strutture ritmiche si sposa alla perfezione con la voce che appare a volte infantile a volte sinistra. Anche questa volta i Fantomas shakerano vari ingredienti nello stesso cocktail: grindcore, cartoon music, ambient, intermezzi horror ed esoterici il tutto naturalmente guarnito con i sempre più allucinanti vocalizzi del sig. Patton. Per quanto folli le trenta canzoni, lunghe mai più di due minuti, scorrono che è un piacere e confermano il talento di questa band ormai in attività da sei anni.

Ben detto! Wally

Postato da: varechinaloredana a 12:42 | link | commenti |