Ma chi sono questi Varechina Loredana?

Blogger: varechinaloredana
Nome: Varechina Loredana
LADIES AND GENTLEMEN, THE ICHTHYIC ROCK IS READY!!! The absurd band from Ripatransone (Ap) offers his very personal "ichthyic rock". A line-up who went under many changes. Pain is an enemy for many, but not for them 'cause they know how to turn pain into a form of art. This generation discontent feeds the sound of the VARECHINA, an acoustic and deceptive sound. Varechina Loredana: everything started back in 2001. From the crack within some local bands the Varechina Loredana arised. Blues lovers, forrmer crap punk music makers, bloody messy a la John Zorn, obsessed by sampling and mocking, deeply in love with liturgical chants and processions, cabaret and theatre. It doesn't exist an exact term to describe their music, let's say their secret is to be very badly-matched from the very start. The VL were taking part to various national competitions for emerging bands: third place in ALTRISUONI 2002; Critics Awards and Best Drummer in ACQUAVIVA ROCK 2002 (Ap); Finalists of the competition New Generation in Castelfidardo (An) in 2002; Winners of the Sound Good Festival 2002. In Sotterranea 2003 they won the Award for the Originality, Best Percussionist and Best Keyboarder; Third place in USELESS MACHINE 2003 – S. Maria Goretti in Offida (Ap); Second place in Sound 2004. First place in ALTRISUONI 2004; Semifinalists REGIONE MARCHE Arezzo Wave 2006. Even TG3 Marche with the TV programme Jang Pipol dealt with the Varechina interviewing them widely. From 2006 on, sailing to the Ichthyic Rock and leaving behind any punk influence, they are performing with a brand new line-up. In 2007 their first cd, entitled "Live in Studio", came out. During 2007 VL takes part in a compilation filled by the TG3 (Italian Television) named Iang Pipol with the song "Mc Coy". Right now they are touring all around in Marche. _________________________ L'assurda band del medio_adriatico (Ripatransone,Ascoli Piceno),propone il suo personalissimo "rock ittico". Una formazione che ha subito notevoli mutamenti. La sofferenza è per molti ostile, ma non per noi che abbiamo saputo fare della nostra sofferenza una forma d'arte. Di questo malcontento generazionale vive il suono dei VARECHINA, acustico e fuorviante. Varechina Loredana: tutto accade nel 2001. Dalla spaccatura creatasi da alcuni gruppi locali, nascono i Varechina Loredana. Amanti del blues, ex_punkettari da strapazzo, casinari alla John Zorn, fissati per i campionamenti e gli sberleffi, amanti dei canti liturgici e delle processioni, del cabaret e del teatro. Non abbiamo un termine preciso per definire la nostra musica, diciamo piuttosto che il nostro segreto è stato quello di essere stati male assorti sin dall’inizio. Tra le varie rassegne musicali emergenti nazionali i VL hanno partecipato: Terzo posto ad ALTRISUONI 2002. Premio della Critica e miglior batterista ad AQUAVIVA ROCK 2002 (Ap). Finalisti de il concorso “New Generation” a Castelfidardo (An) nel 2002. Vincitori del Sound Good Festival 2002. A Sotterranea 2003 sono stati vincitori de il Premio per l’Originalità, miglior percussionista, miglior tastierista. Terzo posto a USELESS MACHINE 2003 - S. Maria Goretti di Offida (Ap). Secondo posto al Sound Good Festival 2003. Secondo posto ad ALTRISUONI 2004. Secondo posto a SOTTERRANEA 2004. Primo posto al Sound Good Festival 2004. Anche il TG3 Marche con il programma “JANG PIPOL”, si è occupato dei Varechina intervistandoli lungamente. Semifinalisti REGIONE MARCHE Arezzo Wave 2006. Dal 2006 virando per il Rock Ittico e lasciandosi alle spalle refusi punk,si esibiscono con una nuova formazione. Nel 2007 esce il primo cd dei VL intitolato "Live in Studio".Sempre nello stesso anno,il brano "Mc Coy" è inserito nella compilation Iang Pipol a cura del TG3 Marche;una selezione delle migliori band emergenti della regione.Sta per uscire il disco solista di Wallace intitolato "Clamorosamente". I VL hanno suonato e stanno suonando in giro per le Marche.

  • Contattami
  • Il mio profilo
  • Linkami

Feeds

  • RSS 2.0
  • ATOM 0.3
  • Powered by Splinder

Google

Contatore di seghe

mi sono masturbato *loading* volte

domenica, 29 agosto 2004

Dal sito di Pompeo,assolutamente meraviglioso:

"Questi bambini incazzati che vedono i film sulla droga, questi disobbedienti e no-global che girano con i capelli rasati e il ciuffo arancione, questi mancati ragazzi dello Zoo di Berlino che vedono venti volte di fila Trainspotting, questi disobbedienti e noglobal con i pitbull al fianco e con i cellulari che squillano: la mammina dice di tornare a casa, basta incendiare le macchine, per oggi, è pronto il polpettone col sugo, andiamo a mangiare, che si raffredda. E poi dobbiamo andare a letto presto, domani abbiamo il colloquio con la grande azienda bancaria, magari ci prendono a lavorare, magari abbandoniamo questi cani." (N.C.: Curzio Cobalto)

Postato da: varechinaloredana a 07:21 | link | commenti (3) |

venerdì, 27 agosto 2004

MUSICO_ TERAPIA

 

MONDOGUALTIERO e la Musica

 

Musica, musica, musica mi ricordo quando avevo dodici anni e curavo il mal di testa, provocatomi dalla sinusite con alcuni pezzi degli Iron Maiden. Mi mettevo le cuffie a balla e mi sparavo Transilvania. Adesso è tutto cambiato, ed io la musica odierna la chiamo la colonna sonora dei dentisti Da dentista la radio è sempre accesa, si sente ma non deve rompere le scatole. Cosi è come quando vai nei locali che fanno musica dal vivo: tutto è ammesso basta che siano cover e che la band non alzi il volume. Bei tempi, invece, quelli dove suonare dal vivo significava prima di tutto produrre rumore. Io mi sono assuefatto a tutti i generi esistenti. Addirittura c’è stato un periodo che mi sparavo i Gaz pe Fog che sono rumeni. Adesso viaggiando sull’onda lunga del malessere sociale, mi sto approcciando alla conoscenza della monumentale discografia di John Zorn. Chi è costui? Zorn è nel giro dal 1980. Sassofonista,ebreo,padrone di due case discografiche, sperimentatore totale dai duetti improponibili, alla cacofonia pura,al jazz al funky metal.

Collaborano con lui personaggi emblematici e quanto mai stravaganti del panorama musicale; come Mike Patton,,Jeff Bucley,Ennio Morricone;addirittura alcuni jodler della Baviera.

Se volete cominciare un ascolto ragionato di Zorn vi invito a comprare (dal marocchino sta roba non si trova, ed è difficile pure su internet), Naked City, Filmworks, Masada (che è il suo gruppo jazz). Il piu delle volte nei dischi si affronta il tema dei percorsi sonori, cori di voci, accordi inconcepibili si alternano a suoni di catene e latrati di suino emessi dallo stesso Zorn.

Se invece volete purificarmi con un suono potente ed una voce altrettanto allettante è il caso che cerchiate tra le etichette alternative la bella violetta_beauregarde, che con la sua piccola Casio ed un po’ di pedali effettati produce dell’ottima musica Emo. Il suo non è vero cantato, è quasi un orgasmo liberatore che si ramifica attraverso il pedale della distorsione. Violetta vale veramente la pena in ogni senso, potete ammirarla in tutta la sua splendida persona nel sito www.suicidegirl.com.

Vorrei spendere due parole anche su un'altra donna della musica italiana, il suo nome è Cristina Donà. Vi invito ovunque voi siate a non perdervi un suo concerto. Per certi versi, il suo modo di cantare folksinger mi richiama alla memoria una certa Suzanne Vega degli anni migliori. Tregua e Nido sono i due cd capolavoro della sua discografia, dove decisamente si sente la mano di quel Manuel Agnelli da noi tutti conosciuto.

Io mi curo ascoltando la musica che prediligo.Voi fate altrettanto,altrimenti sarete costretti a curarvi con il suono di una Fiat Campagnola benzina,nove posti che tanto rilassa le orecchie del mio amico Emidio che fa il meccanico qui vicino al mio paesello.

 

MONDOGUALTIERO

 

 

 

Postato da: varechinaloredana a 20:01 | link | commenti (2) |

VILLA CAPRIGLIO Centro della nuova cultura a Torino.

 

Villa Capriglio come punto centripeto dell’arte in movimento. Non è certo utopia artistica, quella immaginata da I leonardi, una vera fucina di talenti, che con grande impegno, portano avanti sin dal 1999 un discorso artistico diverso, basato sull’assemblaggio delle nuove correnti dell’arte contemporanea: dalla pittura alla fotografia, dai DJ set ai concerti dal vivo. Quasi tutti gli artisti appartengono alla scena emergente torinese e non. Dice Louis (capo spirituale) – Vogliamo muovere l’arte in ogni direzione possibile -; ed i Leonardi sembrano veramente averne la possibilità, se pensiamo ad esempio alla stessa villa utilizzata da Dario Argento per alcune location di Suspiria. Sono tanti gli artisti che ruotano attorno agli eventi : Alessia Zuccarello fotografa e performer teatrale, Elena Lazzari regista, Marta Zen fotografa ,Mario Vespasiani pittore, Andrea Vecchiarelli scrittore, gli stessi Margaret gruppo noise emergente torinese.

Interessanti le performance dei The Bounty Killart.

Quindi sono tante le formule che possiamo immaginare. Con Vespasiani e Vecchiarelli si proverà a formare un canale diretto con la contro cultura marchigiana. Di spazi espositivi e musicali ce ne sono molti e già disponibili.

VILLA CAPRIGLIO – Ass. Culturale “I Leonardi” www.villacapriglio.it

Articolo del 1999 (ometti i nomi degli assessori o quant’altro)

Un progetto articolato per il graduale recupero e riutilizzo di Villa Capriglio - una bella villa del Settecento colpita negli anni da un grave e rapido degrado - finalizzato alla creazione di spazi e situazioni destinati alla creatività e imprenditorialità giovanile. E' quello che propone l'associazione I Leonardi, formata da un gruppo di giovani che intendono riportare a un uso pubblico l'edificio principale, la casa del custode e il grande parco circostante.
La Città ha fatto negli ultimi anni diversi tentativi per affidare a terzi la gestione dell'immobile, anche attraverso gli elenchi previsti dal Regolamento per la concessione di beni immobili a Enti e Associazioni; tentativi non andati a buon fine, causa soprattutto il notevole impegno necessario alla sua ristrutturazione.

La Città ha ritenuto in questo difficile frangente di andare oltre la realtà così come appare oggi, accogliendo un'istanza che supera le condi-zioni strutturali della villa: la possibilità di cercare percorsi di realizzazione individuale e di comunità, creando, come dice l'assessore Eleonora Artesio, "futuri possibili e sostenibili".
Il progetto ha come prima fase d'attuazione la risistemazione ambientale dell'area verde, fase già avviata che ha permesso di riportare alla luce un piccolo anfiteatro in pietra e di ripulire parte del sottobosco. In seguito verranno avviate iniziative autoimprenditoriali connesse alla coltiva-zione biologica di piante officinali, ad aree utilizzabili per le rassegne estive e alla creazione di un orto botanico collegato ai parchi collinari e ai sentieri rivalutati negli ultimi anni (in collaborazione con il Settore Verde Pubblico e Pronatura).

L'edificio settecentesco diventerà gradualmente un centro culturale e artistico polivalente e un punto di ospitalità per i giovani, rivolto all'intera cittadinanza torinese e aperto a scambi con analoghe esperienze nazionali.





Postato da: varechinaloredana a 19:56 | link | commenti |

mercoledì, 25 agosto 2004

Chi non riesce a sopportare gli stupidi

tollera facilmente gli adulatori; ergo gli

adulatori non sono stupidi.

 

Richard Stengel

Postato da: varechinaloredana a 14:12 | link | commenti |

martedì, 24 agosto 2004

VARECHINA LOREDANA  - The random pop soldiers (Giugno 2004)

 

I Varechina Loredana di Ripatransone (Ap), sperimentatori della scena musicale emergente marchigiana, cambiamo approdo. Dal 1997 erano considerati i fautori del punk religioso: una sorta di integralismo cattolico di matrice pseudo anarcoide. Roba da rogo per la diocesi locale. Il fermento ben si manifestava in testi aggressivi,che si scagliavano contro papi in tournee e sacerdoti privati del piacere corporale.

Wallace il vocalist, dice -siamo ad una svolta,possiamo considerarci dei randomizzatori del pop-, certo cosi è tutto piu chiaro. Ma che cazzo significa?

Ma a tal proposito,chi è che non li ha mai visti, in giro tra San Benedetto del Tronto e Civitanova Marche?

Vestiti perennemente con le felpe della band, uniti insieme nella buona e cattiva sorte, a suggello del patto di sangue da loro evocato.

Oppure dategli uno sguardo quando li beccate dal vivo: pazzi skizzofrenici, attirano piu schiamazzi che applausi. Vestiti come sacerdoti,minatori,chirurghi,cardinali, gesti deprecabili, bestemmie a palate. Mi ricordano indistintamente il Teatro dell’Assurdo o certi concerti blasfemi dei Plasmatic.

Ora per un po’ smetteranno di rompere i coglioni in pubblico, vanno in studio a registrare una sorta di mini cd o chissà cos’altro. Li vedremo di sicuro per l’inizio estate nei chalet della riviera. Si vocifera che stiano preparando un concept live sull’uso iniquo delle lavatrici. Immagino. Parallelamente Wallace sta per pubblicare il suo primo ed ultimo tomo (a detta di molti,l’ultimo), intitolato Il Corpo non mente. Un opera sull’Abruzzo e sul sesso sfrenato. Collabora al progetto tal Mario Vespasiani ,pittore e fotografo.

 

Postato da: varechinaloredana a 20:14 | link | commenti |

MONDOGUALTIERO – MODE e MODI

 

CAPPUCCINO ZEN e DINTORNI

 

Finalmente è arrivata questa sorta di Estate, qui da me, ossia dalla mia finestra (sento) il caldo quasi estivo e (vedo) una laniccia di pioppo a mò di pioggia costante che tanto richiama alla mente L’eternauta.

Il caro amico di Acquaviva Picena, tal Angellotti Marco c’è l’ ha fatta, si è laureato in fisica; quest’anno sono quattro i neo laureandi e ciò la dice lunga su quanto sia difficile la materia ma soprattutto l’antimateria. E poi piu ci si addentra nella materia della materia, tanto più si diventa smisuratamente miscredenti, piuttosto che credenti. E guarda caso adesso sono le venti e penso che domani alle otto berrò il mio primo cappuccino della giornata.

Vengono i turisti a visitare lo stivale (che d’Estate puzza per il caldo anche se c’è la Bandiera azzurra o quella marrone) e si mettono seduti ai tavoli all’aperto dei bar. Ne ho visti certi degustare la loro bianca bevuta di fronte a Piazza Venezia a Roma. Dev’essere spettacolare sorseggiare latte e benzolo. Altamente romantico,credo. Invece io mi ritengo piu fortunato ed il mio cappuccino me lo bevo al Bar Centrale di Ripatransone. Io non lo so se Primo Malavolta sia sano di mente, penso di si, cosi dicono gli astri e le sue smisurate performance da Hi-barman. Mi si proponeva qualche tempo addietro in funambolici cocktail dal sapore inesprimibile, ma piacevole. Vedevo bollicine multicolori salire e scendere lungo l’estensione del bicchiere. E lui mi canzonava con il suo beffardo sorrisetto di uomo Gemelli. I Gemelli sono tutti un po’ pazzi compreso il sottoscritto che ultimamente si è soffermato sull’uso dei beta-bloccanti assunti con il Rosso Piceno. Sembra che non fanno male alle arterie. Ma torniamo ai cappuccini di Primo. L’altro giorno ci siamo trattenuti sul discorso cappuccino-zen. Ma si è vero, bisogna smettere di pensare al cappuccino come ad una attività fast del nostro costume sociale. La colazione è parte fondamentale della nostra cultura generale. Anche le pubblicità rispecchiano nella colazione la basilare tradizione: la famiglia. Ed oggi col sinonimo di nucleo familiare identifichiamo quel poco di sano che ci rimane attorno.

Riappropriamoci dei nostri spazi vitali, da domani il cappuccio me lo bevo alle undici della mattina al posto del mio solito aperitivo. Me lo degusto con calma e soprattutto seduto ai gusti di cannella,frutti di bosco,pesca,rum e mela verde. Non sono pazzo questi sono solo alcuni gusti che il Bar Centrale propone. Primo è avvezzato ai sapori ed i colori. Prima si occupava di telai e sfumature.

Ora lo guardo dritto negli occhi ed ho capito : è un uomo felice. Vorrei esserlo anch’io e probabilmente vorrebbe esserlo anche il caro amico vocalist Giggi (ex Delitto Passionale) ed ora dei No-core . Suonano nel Piceno e non riesco mai a beccarli. Felice lo sarebbe di certo anche il mio grande amico Jacopo se sapesse quanto lo stimo come batterista. Quasi quanto Albert degli Ambiguo Pesce e Reggate Forte. Ti ho nominato, ti voglio bene , ma il dat non te lo do e ricordati di portarti il mini-dv.

Ed infine voglio riappacificarmi con il P. che da quando è stato nominato sul mio libro, è un uomo finito. E beviti un cappuccino con la Varechina (non Loredana,questa volta!).

Mi sa che aveva proprio ragione Tom Waits quando diceva che “Non esiste il male,esiste Dio che ogni tanto si ubriaca”.

 

MONDOGUALTIERO

Postato da: varechinaloredana a 20:06 | link | commenti |

Per ribadire il concetto di CAVIABAND:

VARECHINA LOREDANA Anno Domini 2004

Noi paladini del Punkarre’

 

Oh Signore della terra di Marcien dammi la forza di narrare ancora una volta, la historia dei Varechina Loredana, umili suonatori che stoltamente produssero la loro musica infernale il punkarrenum religiosum pe le terre del loro feudo natio. Che tanta maldicenza si produsse sul conto loro, che tanto fecero pe distruggere la piaga infetta de le bande rivali e pe interrompere l’ascesa al trono musico et Ripanum di Messer Fly detto il nasatico protetto dagli dei di Irlanda e della Polka Celentana.

In primis si vuole ricordare la figura del narratore (dalla voce di Stercum, come narrarono i biografi),tal Wallace DeadHeart: eccentrico personaggio satanico,nonché untore malefico egli indusse i suoi giovani cavalieri all’assunzione di erbe maligne ed infusi di malto ed orzo. Un tiranno. In secundis parleremo del prode Stivo Vespasianum, dapprima agricolo e quindi villico ed infine sollevato a primo istrumentista di corde. A tal proposito (ossia di lontananze et dissomiglianze) volessimo ricordare ora la benemerita figura del mitico Sir MarconGian da Maranello che fu plagiato dalla nemica schiera dei musici d’oltralpe e cosi si perse nel vallo e non lo si ritrovo piu col senno. Ora e’ la volta del Cavaliere Lungo di Reccum ,temuto sonatore di corde quattro,silenzioso ed opaco ma affidabile servitore. Vien la volta del portatore di harmonium bolognese: egli e’ cotal Maestro Andrea da Monopoli che con le melodie celesti prodotte fece innamorare donne,homini,bestie e qualtaltro. Parleremo ora del giullare di corte, filio di macellarum nobilissimus tal Maurizius Gangiarello  che istudio’ le tehorie di congarella presso il convitto dei padri manovellari di Fermo. Pe la sua incapacita’ allo stare immobile  de lingua e de braccia venne messo alla gogna dai musici d’oltralpe e fu da noi raccolto nella cesta e portato tra i Cavalieri Varecchinati.

Ora quessi uomini partirono pe la Prima Crociata detta di Altrisuoni nel feudo bruzzese di Giulianova e da li in cotal tenzone giunsero secondi con abbondanzia di premi.

Nella seconda crociata incrociandosi con il possente signore di Acquaviva tal Vincenzo ChorusDelay detto Sciabolotto ed il suo protetto di terra bruzzese tal Andreico Tamburella da Toranum,formammo lo gruppo musicante de i Progetto Scolopendra e ci si incammino’ alla conquista del Castello di Cameli nella terra di San Benedetto dalla triglia pe la historica sfida sotterranea tra musici della terra nostra e di terra d’ altri ma non di terra d’oltralpe.

Alfine della tenzone si rigiunse dietro i vincitori ma si eran solamente in due formazioni e cosi si torno’ a casa inutilmente e senza vacche o denari.

Altre sfide ci attendono nelle stagioni a venire. Misteriosa e’ la strada da seguire alfine di giungere alla sommita’ del monte Sanremus e dura et impervia la strata che porta alle ricchezze e che tutti i suonatori abbenedicono. Ma noi figli servitori delle ancelle mestruate Paola et Chiara, cavalieri del Punkarre’,nobili valletti della schietta dei Rancidi e dei Ramonium, di Fra Guccino e Fra Brizio De Andreis,di Pietro Gabriele,di Ruggerio Acquee ma non dei musici d’oltralpe continuamo pe la nostra via senza nulla temere: se e’ vero come disse tal Uguccione da Bonabbondanza : _ misero e’ l’homo che non lotta pe i suoi ideali, ma ancora piu miseri quell’homini che lottano pe abbattere gli ideali altrui _.

 

Lunga vita e prosperita’.

 

W.

 

Postato da: varechinaloredana a 20:06 | link | commenti (3) |

lunedì, 23 agosto 2004

Inediti dell'Estate 2004

Angellotti Marco :  il Nobel sulla Materia Grassa.

 

 

Certo che il 2004 venne ricordato non solo per le bombe di Pantani e quindi per la sua naturale dipartita. Corre il ricordo ora che siamo nel 2104, tornare con le parole ma anche con i gesti (tutti si masturbano alla Paletta) al nobel che vide protagonista quell’anno l’illustrissimo ma anche illustrato maestro di vita e di pensiero: Angellotti Marco benemerito fisico da ciclista. Egli stesso da solo, con le sue forze si prodigò alla ricerca sulla materia, sull’antimateria, sui materiali deperibili, sul materiale di sgombero e di merluzzo. Egli con tenacia senza fine si chiuse nel suo studio e si esercitò con Kg. 20 di Salciccia di Cinghiale del Medio Vettore ed una sola focaccia di Kg.2 alle suddette ricerche. Dopo mesi diversi ,usci dalla sua stanza e si recò nella ritirata. (Tutti scoreggiano). In quel di Bologna alfine di sperimentare il rapporto tra materia e sesso quantistico si cosparse di DiVX porno e si autoibernò. Al risveglio non provò piu nessun interesse per la vagina.

Fu fatale l’intervento dell’amico Emidio detto Mbri’ che lo ricondusse sulla retta via, indicandogli un batuffolo di pelo vulvare lavorato al tombolo da egli stesso medesimo ,un pò come Penelope per Ulisse. Portato nella stanza di decantazione, il povero Angellotto venne in contatto con lo Sciabolotto e vedendolo col capello fluente, egli si innamorò perdutamente.

Ora occorre ricordare per quale motivo, in quell’anno venne attribuito il nobel per la materia al grande Marco di Acquaviva: alcuni suoni adepti (tutti dicono io sono devoto), scoprirono nello studio del fisico alcune particelle di materia grassa. Lo scienziato era riuscito a sintetizzare l’energia atomica addirittura da quelle salsicciette di cinghiale (tutti dicono viva il maiale di tuo padre) a lui tanto care.

Venne per l’appunto ribattezzata la materia come Materia Grassa (bilobare non quantistica con peso specifico ignoto).

Il nostro caro amico studioso ricevette premi ed lunghi applausi (si applaude) e ricevette in dono una bicicletta in fibra di carbonio; estratto della sintesi di 12 vagine del nord atlantico ( tutti dicono Fregna..!).

E per questo motivo che oggi mangiamo pesce o carne. Auguri.

 

Wallace

 

Postato da: varechinaloredana a 22:19 | link | commenti (2) |

In effetti io vi garantisco che se uno d'estate voleva rinfrescarsi con una brezza delicata o anche, a suo rischio, esporsi a venti da fortunale, tra le basse colline picene non ha che da scegliere: Ripatransone, Acquaviva, Offida... ce n'è di posti in cui rinfrescarsi la sera fino a rischiare la pleurite, ma Acquasanta Terme (AP), francamente, è una scelta che fa discutere più d'uno. Il massimo che vi può arrivare è un filino d'aria marina impregnato degli effluvi rilasciati dai bagnanti sulla costa, per rinfrescare i quali essa brezza si era ormai totalmente sfinita: giungeva fin lì, ad Acquasanta Terme (AP), e si schiantava al suolo senza smuovere foglia, ma depositando - a testimonianza del suo sacrificio - un concerto di aromi ascellari ed altre essenze male identificabili.

E comunque si andava senza sottilizzare, perché quel che conta è cambiare porto ogni tanto e vedere il gran mondo e le sue luci d'allegria, portandosi dietro tutto, dall'asciugamano allo zucchero, dalla carta igienica al caffè, dal ritratto di San Gabriele dell'Addolorata ai pacchi di spaghetti De Cecco.

O almeno io, soggettivamente, del fresco di Acquasanta Terme (AP) non ho alcuna memoria.

Quel che posso testimoniare per esperienza diretta è che effettivamente ad Acquasanta Terme (AP) c'era la vita - che ci crediate o no.

Si doveva essere nei primi Anni Sessanta... anzi, ora ricordo un particolare: era la prima volta che si andava con uno zio sposato da poche settimane - era piuttosto avanti negli anni - e dunque dovevamo essere nel Sessantatré: avevo undici anni. C'era la vita e aveva il suo tempio: il dancing.

Il termine oggi è caduto in disuso e intere generazioni di adolescenti ignorano cosa sia stato e con quale eversiva carica di trasgressione. Ignorano anche certe parole cacofoniche, come kursaal, che si ritrovano nei paesi lungo la riviera con un significato, diciamo così, non immediato, e in questo hanno tutta la nostra solidarietà: non riusciamo ad immaginare quale mente perversa abbia importato il prodotto kursaal, e perché poi lo abbia abbandonato a se stesso come un rudere dell'archeologia industriale. Ci rifiutiamo tuttavia di accettare acriticamente il purismo linguistico un po' animalesco di chi riconduce mille diversi luoghi e comportamenti culturali mutevoli, ciascuno coi suoi rituali, alla nozione semplice di "pista da ballo".

Fenomenologicamente descrivendo, il dancing è una struttura architettonica dal complesso disegno, che copia in modo inverecondo una normalissima piazza, un'agorà in miniatura, racchiusa all'interno di un recinto più alto di un normale individuo mediterraneo di sesso maschile e irrobustito da un'ubertosa siepe: la cosa è essenziale, in quanto il recinto consente di ammettere al suo interno soltanto il pubblico pagante, e la siepe evita che gli astuti uomini di mare possano osservare da fuori a sbafo. Il carattere impopolare di tale espediente è dimostrato dalla diffusione nella lingua d'uso del termine "assieparsi", indicante intere famiglie addossate al recinto-siepe, in sopraelevata contemplazione grazie all'aiuto di casse, mattoni, sgabelli o quant'altro rapportabile alla bisogna con maggiore o minore idoneità. Nerboruti giovinotti prendevano sulle spalle giovani compagne il cui ideale di vita non seguiva lo stile anoressico delle odierne top model, per poi domandare al limite della resistenza fisica:

"Sì, ma che succede?".
"Ballano!".

Per inciso, non è in questi luoghi che si ballava il blues. Ricostruita dunque l'area ideale della piazza urbana, il dancing si strutturava in tre spazi principali. Anzitutto lo spiazzo rotondo, normalmente cementato e pavimentato con piastrelle musive riproducenti decorazioni geometriche tratte da antichi motivi di origine classica, o forse cretese: è lo spazio dove si accalcano gli scalmanati per ballare.

Quando nel pomeriggio una sottile pioggerella montana scende sulla terra riarsa a sollievo dei paesani asmatici distrutti dalla canicola, gli scalmanati danzano più velocemente sulle piastrelle scivolose dello spiazzo rotondo, si esibiscono in numeri di straordinaria abilità equilibristica, reggendosi al ritmo del booki booki mediterraneo, e spesso vanno via di liscio, spaccandosi la rotula sul pavimento del color del mare.

Vi è poi il secondo spazio, uno spiazzo assai più piccolo, ai margini della grande agorà, che spesso assume la caratteristica e inspiegata forma di una grotta: vi si addossano alcuni scalcagnati detti "complesso" ovvero "orchestra", che pretendono di essere dei suonatori. Nei limiti delle loro capacità, essi producono l'imitazione di un suono musicale - o quantomeno il minimo indispensabile per fornire agli scalmanati un ritmo ballabile, con ciò palesando che ne sono i complici.

Vi è infine, come terzo elemento, un intorno con tavolini e sedie riservato a chi gradisca la consumazione obbligatoria, e attentamente sorvegliato da un astante detto "cameriere", con funzioni di servizio e d'incasso.

C'erano dancing di ogni tipo, di lusso e di micragna, per lo più decorati con fantasia e raffinata abbondanza di lustrini e cotillons. A San Benedetto c'era, ai limiti di una dignitosa e vetusta pineta, la famosa Palazzina Azzurra, che attirava viveur da tutta la provincia, e anche dal teramano. Dancing di grande complessità architettonica, includeva in effetti una palazzina di colore azzurro: nessuno studio è mai riuscito a chiarire se da questa contingenza del colore sia nato il nome del ritrovo, o se al contrario, essendosi pensato il nome, si sia provveduto a tinteggiare il fabbricato. In tempi meno remoti, dopo la diffusione del beat e l'uso generalizzato dell'inglese di provincia, la struttura venne ribattezzata "River Club": un animatore di periferia, o un manager pezzente, avevano avuto la luminosa idea di innalzare al rango di river un ignaro torrente che scorreva per l'appunto accanto al ritrovo, senza avere grandi pretese, ma portando con dignità il suo classico nome di Albula (con sano realismo popolare, la gente del posto lo chiamava semplicemente "il fosso").

Alla Palazzina Azzurra lo spazio riservato ai suonatori era un'elegante nicchia a forma di conchiglia aperta, tinteggiata di bianco, sicché gli scalcagnati musici risultavano avere un che della Venere nascente dalle acque. Ciò comportava l'obbligo morale di indossare giacche di lamè su pantalone bianco e sottile cravattino nero stile strangolamento da settario cinese nei film di James Bond. Ma torniamo al blues.

Il dancing di Acquasanta Terme (AP) era sempre affollato da gruppi di giovani maschi e miriadi di fanciulle accompagnate da apposita custodia. Contrariamente alle vostre aspettative, non si ballava il liscio, musica allora ritenuta volgare e contadina, superata da ritmi meno provinciali e più televisivi, ancorché in bianco e nero, come il twist e il cha cha cha. Mio cugino più grande, che frequentava l'avanguardia, ascoltava Celentano, agitandosi al ritmo di un lasagna-rock che fu per me rivelatorio: l'illuminazione su un nuovo senso della vita.

Per capire questo estivo fermento bisogna considerare i tempi e i modi. Vivendo in paese - anche San Benedetto lo era - la reputazione è una cosa seria, la gente mormora e la chiacchiera manda in rovina. Invece, trovandosi altrove per pochi giorni, che importanza ha il pettegolezzo? I clan maschili presumono che le donne si sentano autorizzate a fare le zoccole perché tanto vanno via dopo una settimana; le singole femmine con accompagnante concordano, e si tratta solo di trovare il raggiro giusto. È la nota teoria dell'adulterio chilometrico: oltre i 40 chilometri, al massimo è peccato veniale.

Ma dicevo del blues. Si alloggiava nella casa affittata per la villeggiatura, quasi tutta riservata al clan familiare; solo una stanza era occupata da un villeggiante estraneo - un uomo che balla con un altro tamburo, si diceva un tempo in Africa - un singolare figuro un po' misterioso e guardingo, che tutti trattavano col gran rispetto dovuto all'inizio degli Anni Sessanta al grande artista o al giovane intellettuale. Dopo cauti e verecondi sondaggi, si scoprì che era amico di amici, si ipotizzò che fosse parente di parenti e, in qualche misura, sangue del nostro sangue. Era musicista.

Lo stile, il portamento, l'abito - comprensivo di accessori - ricordavano piuttosto il gagà delle macchiette napoletane, dal quale lo distingueva il vezzo di annodare un foulard al collo in luogo della cravatta; la camicia restava però di un vistoso colore pastello: all'epoca la variante del foulard non era ancora attestata, e villeggianti o indigeni non sembravano rilevare il carattere innovativo della scelta: essi preferivano piuttosto abbigliarsi in free style, camicia a mezza manica color celestino slavato ovvero avana, pantaloncino blu a metà coscia, largo; calzino corto avana o grigio scuro, a seconda della camicia con cui contrastare, e sandalo o, nei casi maggiormente curati, mocassino chiaro o marron.

Si parlava, dunque, risalendo per mille gradi di parentela e rami affini e collaterali della stirpe; mio padre aveva preso da un tavolo un clarino: da ragazzo aveva suonato nella banda del paese ed ora s'industriava di cavarne fuori qualcosa che potesse, con un piccolo inganno, spacciarsi per suono. Insufflava violentemente aria nel corpo dello strumento, il quale si ostinava a reagir tacendo, e, per riprendere fiato, cercava di inserirsi nella conversazione con estemporanei ricordi della campagna d'Africa. Dei quali non si può dire che catturassero la curiosità degli astanti, più interessati a ricostruire anagraficamente il nucleo familiare dello zio Empedocle che ad acculturarsi circa i costumi dei negri d'Abissinia.

A un certo punto qualcuno, forse per esser certo di toccare con mano, chiese al figuro se era musicista: si tacque nell'attesa del riscontro.

"Oddio - rispose - mi sto diplomando al conservatorio".
"E ha composto qualcosa?".
"Be', in effetti...".

In quel momento mio padre creò il suono e lo battezzò: "È un fa!".

La rivelazione non suscitò un interesse superiore a quello delle usanze abissine, ma risultava meglio gestibile: gli si concesse che effettivamente era un fa, e si tornò a tacere in attesa del riscontro:

"Be', in effetti - riprese il figuro - ho scritto dei blues...".

Allora io, benché piccolo, pensai: urca, allora è uno in gamba!

Ora, tornando ai nostri tempi e al nostro evoluto sapere - o almeno a una navigata esperienza di vita - quando uno dice: "Ho scritto dei blues", o è un grande genio, o è un mentecatto - e nella fattispecie propenderei piuttosto per la seconda ipotesi. Perché normalmente qualunque tanghero è in grado di "fare un blues": si sta con gli amici, si prende lo strumento, un fraseggio sulla scala, e si fa un blues. Ma scriverlo, comporlo, dare al repertorio tradizionale una forma originale al punto di potersene dichiarare l'autore, questa è impresa seria, riservata a pochi eletti.

Ma, a parte il fatto che il figuro doveva essere un semplice nullafacente a tempo pieno, la cosa straordinaria è un'altra. Quando si palesò alla tribù familiare nella sua vera natura di Autore di Blues, io - a differenza del parentado colto da sconcerto - sapevo perfettamente cosa fosse un blues, e non so chi diavolo poteva avermi istruito a 11 anni, 100% privi di televisione, e cultura musicale familiare non eccedente "bambina innamorata stanotte t'ho sognato" o, nella parte più esposta ai nuovi fermenti, "Marina Marina Marina ti voglio al più presto sposar". Blues on my mind, direi, come una preesistenza che, unita al satori dei primi rock 'n roll, conclude a favore della reincarnazione.

Capisco che, ammettendo la metempsicosi, risulti piuttosto arduo concepire un bluesman che si reincarna in provincia di Ascoli Piceno, manifestandosi poi ad Acquasanta Terme (AP), tra un gagà irregolare e un ipotetico fa di clarino, al momento non verificato - sullo sfondo, la puzza costante delle acque sulfuree delle terme, che tutti si sforzano di respirare a pieni polmoni, nonostante sia scarsamente distinguibile dall'effluvio di cacca di vacca (lo suppongo almeno come ipotesi di lavoro: da ingenuo infante cittadino non avevo mai visto una vacca live e delle sue evacuazioni non posso garantire - tuttavia si deve sempre lasciare un certo margine alla creatività).

Si può pensare che, essendo la natura del bluesman immodificabile, il mio dislocamento trasmigratorio in provincia di Ascoli Piceno sia stato dovuto ad una scarsa abilità tecnica. Laggiù nel Delta, o anche dalle parti di Chicago, gli dèi del karma si sono guardati in faccia e hanno detto: "Ve bene, questa è un'anima blues e non possiamo farci niente; ma almeno rinasca fuori zona, non tra gente competente che, quando mette meno allo strumento, si precipita a dire: 'Coraggio, ragazzo, hai buona volontà. Eccoti mezzo dollaro, ma per favore va a suonare altrove!'".

Prendere in mano la chitarra può incidere sul mio destino metafisico: gli dèi del karma si rinfacciano: "Te l'avevo detto! Doveva reincarnarsi in un paguro!". Non ci tengo a reincarnarmi in un paguro.

Peraltro non vorrei neppure uscire dal ciclo delle rinascite o dalla grande ruota del divenire. Anzi, rinascere mi sembra il partito migliore, e l'idea del nirvana mi risulta poco chiara. Anche sul paradiso - eccetto forse quello islamico - avrei qualche perplessità. Metti veramente che ci si ritrovi con le ali sulle spalle a suonare la cetra con cori di voci bianche poco adatti alla musica del diavolo... È pur vero che da quelle parti il figlio del padrone dà un po' l'idea del bluesman e, se vi si beve il frutto della vite, si dovranno pur trovare due legni per battere il tempo: è mai possibile che abbiano lasciato l'anima di Jimi Hendrix alla concorrenza, con tutti i dottori sottili gesuiti che hanno a disposizione?

E con gli dèi del karma si potrebbe trovare un accordo: se proprio non si può farne a meno, la prossima volta fatemi rinascere blues - un demone del blues che entra nelle vene e costringe a suonare. E quando qualcuno canterà: "I got the blues", magari sarò io.




Postato da: varechinaloredana a 20:14 | link | commenti (1) |

Andrea Contin: Albergo Diurno


Una quasi conferenza colta sul tema della merda arriva al pubblico attraverso la porta del cesso. L'artista ha evidentemente deciso di chiudersi dentro al bagno per approfondire la pratica (se ne avvertono ogni tanto i rumori) attraverso la buona lettura di "Gargantua e Pantagruele" di Rabelais, degno sostituto della settimana enigmistica o dell'etichetta del sapone intimo.

Andare di corpo deve essere più importante ed urgente che allestire la propria mostra. La galleria è infatti completamente vuota e lui è chiuso a chiave dentro al bagno, da ormai un bel po' di tempo, a leggere a voce alta quasi a non voler sentire i rumori esterni. Forse si è rintanato solo perché spaventato da tutte quelle aspettative, da tutti quegli "stiamo a vedere": però da vedere qui non c'è proprio niente, se non una targa che indica la trasformazione della galleria in "albergo diurno" e un adesivo "toilette" sulla porta in questione.
La merda come elemento di abbassamento e rinnovamento, come strumento di trasformazione dello spazio fisico in altro da sé; la voglia di oblio, la fuga dalla mondanità, forse un "velato" omaggio a Manzoni. Queste sono solo alcune delle chiavi di lettura possibili per vedere questa mostra in cui non c'è niente da vedere.
Tiziano Scarpa, dal canto suo, affronterà lo stesso argomento in forma scritta.
Inaugurazione sabato 15 aprile 2000 - ore 18.00
Periodo: dal 15 aprile al 19 maggio 2000
Artista: Andrea Contin
Titolo: Albergo Diurno
Galleria: Loft Arte
Progetto AURORA - mostra n. 2
Artista: ANDREA CONTIN con un testo di TIZIANO SCARPA
Titolo: ALBERGO DIURNO
Inaugurazione: 15 APRILE 2000 DALLE ORE 18.00 fino al 19 maggio 2000
Orari: 16 /19 o su appuntamento tel. 0335 6174115

















Postato da: varechinaloredana a 20:10 | link | commenti |